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Agromeccanica: il settore cresce solo grazie all’export

 

Il mercato nazionale dell’agromeccanica è sempre più debole. La soluzione adottata da un numero crescente di costruttori è allora quella di rivolgersi all’estero, magari affidandosi ad un servizio di consulenza e di supporto all’internazionalizzazione che possa suggerire i mercati di destinazione più appetibili.

 

 

Il mercato dei prodotti agromeccanici italiani continua a soffrire, reperendo le uniche soddisfazioni solo ed unicamente sul fronte delle esportazioni. A fronte di un record negativo di fatturato per le macchine agricole nel primo semestre dell’anno in corso (le immatricolazioni sono calate del 22 per cento rispetto a quelle rilevate nella prima metà del 2011, aprendo margini di interpretazione molto pessimistica, visto e considerato che le stime puntano al di sotto del livello delle 20 mila unità vendute a livello nazionale per l’intero 2012), le trattrici italiane riescono a conseguire i giusti meriti solo rivolgendosi all’estero.

 

A fare il punto sull’andamento del mercato nazionale è stato, negli scorsi giorni, il presidente FederUnacoma, Massimo Goldoni. Intervistato dall’Ufficio Stampa di Fieragricola, il rappresentante della federazione ha infatti dichiarato come nei primi sei mesi del 2012 il mercato nazionale abbia assorbito solamente 10.600 trattrici. Ad influenzare negativamente il trend del comparto, oltre alla congiuntura sfavorevole, il minor numero di aziende agricole in Italia, che secondo l’Istat ha subito una flessione di quasi un terzo a causa.

 

Il tutto non può, comunque, esser ricondotto alla sola crisi internazionale. A dimostrazione di ciò, suggerisce ancora Goldoni, il fatto che Francia e Germania, due mercati vicini all’Italia (geograficamente e per modello industriale agrimeccanico) abbiano già superato le difficoltà delle turbolenze continentali, proponendosi di buon grado per una chiusura d’anno in forte positività (almeno il 6 per cento in Germania, e una garantita doppia cifra per la Francia).

 

A conferire margini di ottimismo al settore è tuttavia l’export. Dopo l’aumento di 14 punti percentuali nel 2011, i primi quattro mesi del 2012 hanno generato un’accelerazione al 18,4 per cento per le sole trattrici e all’8,3 per cento per le altre tipologie di macchine agrimeccaniche. Oltre a Francia e Germania, conquistano maggior grado di assorbimento il mercato statunitense e quello russo, rispettivamente terzo e sesto per livello di attrattività delle trattrici prodotte. Ad essere “letteralmente esplosi” – così commenta Goldoni – sono i mercati di India e Cina, che complessivamente importano oltre 820 mila trattrici l’anno.

 

Ma non solo: la nuova frontiera dei produttori italiani è l’Africa. Un continente – ricorda FederUnacoma – con un “gap enorme da colmare, visto che ad oggi detiene appena il 2 per cento del totale delle trattrici operanti nel mondo”.

 

E in Italia? Il mercato locale sembra penalizzato anche in questa fase della stagione. Contro le 13.556 trattrici immatricolate nei primi sei mesi del 2011, il primo semestre del 2012 le vendite si sono fermate 10.589 unità. Male il segmento delle mietitrebbiatrici (-7,5 per cento), quello delle trattrici con pianale di carico (-23,7 per cento) e quello dei rimorchi (-15,2 per cento).