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Alimentare italiano sempre più legato al commercio estero

Lo aveva dichiarato in tempi non sospetti e oggi, a momento dei bilanci 2015 oramai giunto, lo ha confermato: per FederAlimentare il comparto italiano del food non può più rinunciare al commercio estero, con l’export che – complice la flessione della domanda interna – è divenuto l’unico traino nei confronti della crescita sostenibile delle attività italiane.

Per quanto concerne i già ricordati tempi “non sospetti”, ci si può facilmente riferire ad alcuni studi che uscirono, proprio a firma FederAlimentare, prima delle recenti festività natalizie: a Natale si prospettava un incremento del 20% degli acquisti di Food & Drink sulla media annuale, che rimane stabile rispetto al 2014 (-0,2%). Dunque, se il 2015 si è chiuso in maniera stabile sul fronte dei consumi alimentari, con gli italiani che non sembrano essere stati in grado di incrementare la spesa per il cibo, lo stesso non si può dire per l’export che, complice anche il benefit indotto dall’Expo, ha chiuso il 2015 con un incremento del +7%, pari a 3 miliardi di euro.

In particolar modo, elaborava Federalimentare nelle sue stime di fine esercizio, il solo periodo natalizio ha portato in dote un incremento dei consumi del 20% rispetto alla media dell’anno, con un incremento di 2-3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. “Il clima di fiducia degli italiani sta gradualmente migliorando rispetto al passato – afferma  sul sito della propria federazione il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia – ma non si è ancora tornati ai livelli pre-crisi. Il settore ha perso 15 punti di vendite in valuta costante dall’inizio della crisi, c’è da augurarsi che, diversamente da quanto avvenuto l’anno scorso, la spinta delle Festività favorisca un ‘effetto scia’ positivo che si prolunghi nel 2016”. 

Per quanto concerne il picco di consumi di fine anno, come ad ogni stagione natalizia la parte del leone è svolta da tutti i prodotti di ricorrenza, come i dolci e gli insaccati, i vini e i distillati, la pasta e i formaggi. Ma non solo: considerato che – afferma ancora Federalimentare – per l’alimentare italiano il Natale è divenuto una “festa da esportazione”, i risultati positivi sono molto più ampi e diversificati di quanto si potesse immaginare fino a poco tempo fa.

Dalle considerazioni passate agli auspici futuri, il passo è sufficientemente breve. E così, a pochi giorni dalle elaborazioni di fine anno, il presidente di Federalimentare è tornato a parlare (questa volta, sul Sole 24 Ore) dello stato di salute dell’alimentare italiano e delle prospettive in termini di commercio estero. “Nel 2016 speriamo in un balzo della domanda interna, non fatto di decimali. Serve insomma una svolta perchè sul fronte dell’export sarà un anno di consolidamento dei risultati raggiunti. L’export non può compensare le perdite degli anni precedenti e la debolezza attuale del mercato domestico. Il clima di fiducia degli italiani sta gradualmente migliorando ma non si è ancora tornati ai livelli pre-crisi. Il settore ha perso 15 punti di vendita in valuta costante dall’inizio della crisi, c’è da augurarsi che la spinta delle festività favorisca un effetto scia positivo che si prolunghi nel 2016. E che ci sia il colpo d’ala”.

Dunque, anche il 2016 è visto come un anno di focalizzazione sul commercio estero, in attesa che sul fronte interno i consumi possano riprendere a decollare. Il tutto, naturalmente, con un occhio di attenzione a quel che sta accadendo sul panorama internazionale: gli Stati Uniti, i cui compratori hanno in questi mesi beneficiato di un dollaro molto forte, rappresenteranno ancora una delle basi sulle quali poggiare le proprie strategie di export, con ottime prerogative determinate anche dai programmi che il governo italiano ha varato sul fronte della promozione del made in Italy. Oltre al mercato statunitense, si rafforzano i flussi di export nei confronti del Canada, Giappone, Spagna, Gran Bretagna, Cina, Libia. Al netto della brusca flessione del mercato russo (- 36%), il commercio estero italiano sarebbe stato ancora migliore.

Ma su quali prodotti vale la pena puntare, in questo 2016? La risposta non lascia spazio ai dubbi: valutato che sarà un esercizio di consolidamento e di ulteriore crescita, val la pena cavalcare gli ampi margini di crescita che sembrano sussistere nei segmenti perno del food & beverage tricolore. Il vino garantirà nuovi incrementi di fatturato estero, così come il dolciario, il lattiero-caseario e la pasta. Una miniera di occasioni per le aziende italiane operanti nel settore, che i consulenti di Ego International Group sono pronti a mettere a frutto…