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Bilancia commerciale: ecco perché la Germania è sanzionabile e cosa sta accadendo in Europa

A fine 2015 il surplus della bilancia commerciale della Germania ammontava a 275 miliardi di euro, in ulteriore crescita nel corso dell’attuale esercizio. Uno scenario che ha generato non pochi malumori all’interno dell’Unione Europea, e che recentemente è stato sollevato come strumento di opposizione all’influenza tedesca sulla presunta rigidità delle regole comunitarie. Ma che cosa è la bilancia commerciale? E perché la Germania è fuori regola? E, ancora, cosa sta accadendo? Cerchiamo di chiarire alcune questioni su una vicenda spesso sottovalutata, e che rischia ora di giungere al culmine.

 

Che cosa è la bilancia commerciale e come funziona

Con le dovute semplificazioni, la bilancia dei pagamenti è il “riassunto” dei rapporti commerciali e finanziari che ogni Paese intrattiene con l’estero: il suo saldo, che può essere attivo (se il Paese ha venduto ed incassato dal dall’estero più di quanto abbia comprato e pagato) o passivo (se il Paese ha venduto ed incassato meno di quanto abbia comprato e pagato) è dunque la sintesi delle relazioni di commercio e pagamento con il resto del mondo. È altrettanto intuibile che se il saldo è attivo, un Paese tende ad arricchirsi, e che se il saldo è passivo, il Paese deve compensare i maggiori esborsi all’estero usando i risparmi o indebitandosi. A sua volta, la bilancia dei pagamenti è scissa in diversi elementi, il principale dei quali è quello della componente commerciale, a cui fanno riferimento le sole transazioni in merci e servizi.

Ai fini del nostro presente approfondimento, è utile considerare come all’interno dell’Eurozona si debba puntare, idealmente, a conseguire un congruo equilibrio delle bilance dei pagamenti, considerato che non è possibile applicare degli strumenti redistributivi di reddito che possano far migrare le eccedenze dalle aree ricche a quelle più povere. Ma cosa accade quando qualcuno viola sistematicamente le regole?

 

Perché la Germania non rispetta le regole

Da tempo la bilancia dei pagamenti della Germania è in enorme posizione di attivo: quanto basta per violare la regola comunitaria sugli squilibri macroeconomici eccessivi, secondo cui non sarebbe possibile avere un attivo superiore al 6 per cento per più di tre anni di fila (è previsto anche un divieto per il caso inverso, con il disavanzo che non deve essere negativo oltre il 4 per cento).

Fin qui, almeno in linea superficiale, niente di male: un Paese esporta di più (tanto di più) e, dunque, è ben lecitamente in grado di trarre i positivi frutti di tale forza commerciale. Peccato solo che, per le regole comunitarie, questa situazione non dovrebbe giungere all’eccesso, perché se un Paese interno alla zona “comune” si arricchisce (in questo caso, la Germania) ne deriva che ne esisteranno altri in passivo, con tutte le conseguenze che questa situazione può determinare nel momento in cui, come accade, la Germania non utilizza l’eccesso di denaro per poter riequilibrare lo scenario (poiché, in buona parte, non desidera alimentare l’inflazione che ne conseguirebbe incrementando, ad esempio, i salari), bensì utilizza l’eccedenza per scopi prevalentemente finanziari (prestiti all’estero, con conseguente crescente paura di Berlino che i propri debitori, come la Grecia, non siano in grado di adempiere alle proprie obbligazioni).

Uno scenario oramai strutturalmente consolidato, dagli effetti disastrosi per le zone periferiche (e non) dell’Eurozona.