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Birra italiana, export a gonfie vele

Secondo quanto attestano le ultime stime elaborate dalla Coldiretti, la birra made in Italy continua a riscuotere un ingente successo sui principali mercati esteri. Un successo talmente assodato (e apprezzato dai consumatori finali), che anche dei veri intenditori della bevanda, gli inglesi, hanno contribuito in modo significativo a rimpolpare le fila del commercio estero delle aziende tricolori, facendo segnare, complessivamente, un incremento del 13% nell’export della birra rispetto al 2013.

Birra italiana, un prodotto sempre più apprezzato nei pub

Presentato in occasione del “Beer Attraction International Craft Breweries Show”, in corso a Rimini Fiera, il report elaborato dalla Coldiretti su base statistica Istat afferma che una parte maggioritaria del successo commerciale estero delle birre italiane deriva proprio dal mercato del Regno Unito, in grado di assorbire una insostituibile quota dell’export tricolore, e in grado – altresì – di dimostrarsi un mercato molto più aperto e ricettivo delle superficiali apparenze.

Eppure, molto rimane ancora da fare. Dei 30 milioni di litri di birra artigianale italiana, infatti, solamente il 10% è destinato all’esportazione. Il tutto, in un contesto nel quale sono proprio gli italiani a manifestare uno scarso interesse nei confronti della bevanda (il consumo annuo pro capite è sotto media, pari a “soli” 29 litri), rispetto a quanto ad esempio avviene nei Paesi del centro Europa, con Repubblica Ceca (144 litri pro capite), Austria (108 litri pro capite) e Germania (105 litri pro capite) a guidare la lista dei Paesi più “bevitori”.

Il mix tra i bassi consumi interni del prodotto e il forte livello di apprezzamento estero dovrebbe consentire ai produttori italiani di potersi proporre sui mercati internazionali con maggiore convinzione, riuscendo pertanto a diversificare il proprio portafoglio di mercati di destinazione, in virtù di un prodotto facilmente riconoscibile, già apprezzato e accompagnato da un sistema di logistica e trasporti ben più ottimizzato di quanto si possa ritenere.

Microbirrifici: nuovo fenomeno per l’export della birra italiana

Un altro elemento contraddistinguente il fenomeno dell’export italiano di birra è rappresentato dai c.d. “microbirrifici”, strutture di piccole o piccolissime dimensioni, in grado di realizzare ottime birre artigianali utili per sedurre e conquistare nicchie di mercato internazionali. Sempre secondo le comunicazioni effettuate dalla Coldiretti, ad oggi sono circa 600 i microbirrifici presenti in Italia, contro gli appena 30 di dieci anni fa: un boom che ha moltiplicato per 20 la schiera delle nuove attività imprenditoriali appartenenti alla micro-imprenditorialità locale, e che non è tuttavia corrisposto ad un contestuale incremento dei piani di commercio estero da parte dei manager dei piccoli birrifici.

Ad ogni modo, sono proprio i microbirrifici, le produzioni artigianali, le elaborazioni più innovative e dedicate, le neo imprese guidate da under 35, a fungere da rinnovato traino del commercio estero di settore. Tra gli esempi più apprezzabili vi sono le certificazioni dell’origine a chilometri zero, il legame diretto con le aziende agricole, la produzione di specialità distintive, forme distributive innovative e tanto, tanto altro ancora, su una superficie in lenta espansione, e su un modello di produzione che oggi alterna le produzioni più tradizionali a quelle più “eccentriche” (a Rimini si è intravista addirittura la birra alle ostriche).

 

Insomma, tanto rimane da fare per l’export della birra, ma molto è stato già fatto, e le basi del business sembrano essere talmente solide da poter espandere con successo i propri rami sui mercati internazionali