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Cambogia, cosa conviene esportare?

 

Stando a quanto riferiscono gli ultimi dati dell’Osservatorio sulla complessità economica (OEC), la Cambogia è oggi l’81° principale esportatore mondiale, il 93° importatore per controvalore, il 103° Paese per complessità economica e il 142° territorio per Pil pro capite. “Merito” dei 15 miliardi di dollari importati annualmente dalla nazione, che a fronte di export per “soli” 13,9 miliardi di dollari, rendono in deficit la sua bilancia commerciale per circa 1,1 miliardi di dollari. 

Ma cosa conviene esportare in Cambogia? Quali sono i prodotti che vengono maggiormente richiesti da privati e aziende locali?

Osservando la ripartizione delle importazioni della Cambogia (risalenti al 2013, ultimo anno al quale è possibile ricondurre le analisi OEC), si può ben osservare come oltre un quinto dell’import del territorio sia sostanzialmente riferibile a materiale tessile, in grado di assorbire il 26% di tutto il commercio estero in “entrata”, per un controvalore di 3,9 miliardi di dollari.

Un ulteriore quarto di import cambogiano (e, dunque, di esportazioni dei principali partner mondiali) è invece equamente suddiviso tra i macchinari e i prodotti minerari, ognuno in grado di assorbire il 12% circa, per controvalori di 1,8 miliardi di dollari. Rilevante è anche il peso del commercio di alimentari, vicino al decimo del piatto in oggetto della bilancia commerciale, per controvalori di 1,37 miliardi di dollari. Prodotti di carta, trasporti, metalli, prodotti chimici, plastica e gomma, costituiscono i residuali settori per importanza di interscambio.

Se tuttavia ci si domanda che cosa importi la Cambogia dall’Italia (e, conseguentemente, quali siano i principali prodotti esportati dall’Italia in Cambogia), l’elenco subisce delle corpose mutazioni, considerato che, seppur il tessile è in grado di mantenere una quota del 18%, è nella lavorazione delle pelli animali che le aziende italiane riescono a coltivare i più ghiotti business, con una quota dell’export pari al 42%. Semplificando, pertanto, su 100 euro di beni esportati dall’Italia in Cambogia, ben 60 euro sono riconducibili a prodotti tessili e pellame animale. Significativi sono comunque gli interscambi di macchinari (12%) e di alimentari (6,3%), mentre meno rilevanti sono le quote di prodotti chimici, plastica, gomma, trasporti e altri settori.

Per quanto concerne il futuro, è altamente probabile che la ripartizione a breve termine dell’export italiano in Cambogia non subisca variazioni degne di nota, con la conseguenza che il comparto moda continuerà a rappresentare il perno fondamentale dell’export grazie al commercio di pelli e tessuti. Tuttavia, le numerose strade parallele introdotte dalle aziende italiane e dalle istituzioni tricolori nel Paese, fanno ben sperare per una pronta diversificazione del ventaglio merceologico, a favore non solamente degli alimentari e delle attrezzature, quanto anche verso le produzioni chimiche e di plastica. Da non sottovalutare anche la possibilità di esportare servizi di particolare attrattività (turistica, e non solo), sempre più apprezzati dai partner cambogiani.

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