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Ceramiche: la guida all’export

 

Il settore delle ceramiche è uno dei segmenti artigianali e industriali tipici della produzione italiana, in grado di rendere la penisola tra i massimi leader globali. Attualmente, stando a quanto riferisce Confindustria Ceramica, il nostro Paese ha in mano una quota di internazionalizzazione produttiva tra le più importanti al mondo, con un posizioni di rilievo su alcuni segmenti specifici. Nel comparto delle piastrelle (di cui la ceramica è parte preponderante), ad esempio, sono occupate quasi 300 aziende con circa 38 mila addetti. Un fatturato di oltre 6,5 miliardi di euro, di cui 4 miliardi da esportazione, completa la gamma dei numeri che possono sinteticamente fotografare l’attuale panorama tricolore.

 

 

Cosa e quanto esportiamo

 

 

Le esportazioni italiane di ceramiche si concentrano prevalentemente nella realizzazione di materiali per l’abitare (si pensi alle già ricordate piastrelle di ceramica, o ai sanitari), e a materiali per utilizzo industriale o, in misura minore, medico sanitario.

 

 

Core business del comparto, con un occhio all’internazionalizzazione produttiva, è comunque rappresentato dal prodotto finale di cui più volte abbiamo fatto riferimento nelle righe che precedono: le piastrelle di ceramica. La necessità di essere presente sui territori di destinazione (accorciando ed economizzando la distribuzione al cliente finale), ha fatto sì che i più grandi gruppi ceramici italiani siano da tempo presenti sui mercati di sbocco con filiali e divisioni internazionali, vere e proprie leve per stimolare l’export tricolore sulla materia.

 

 

Ad oggi, le sole 20 aziende più importanti del settore hanno visto le proprie produzioni crescere a quasi 120 milioni di metri quadrati, con un fatturato che, anche in tempi di crisi, è riuscito a consolidare un trend di significativo incremento. Per quanto concerne le imprese attive nella ceramica sanitaria, invece, la produzione ha mantenuto i livelli di stabilità, con discrete prestazioni sull’export, oltre che sul mercato nazionale.

 

 

 

Dove esportiamo

 

 

Come già anticipato, l’industria della ceramica italiana è caratterizzata da una internazionalizzazione produttiva piuttosto accesa. Pertanto, la quota prevalente del fatturato è generato dalle fabbriche estere di gruppi italiani, con produzione in loco. Da non sottovalutare è comunque il fatturato della ceramica italiana prodotta all’interno dei confini nazionali, e successivamente distribuito all’estero.

 

 

Considerate le caratteristiche specifiche dei flussi commerciali, valutati i rilevanti costi di distribuzione, ne deriva che la quota preponderante di esportazioni sono indirizzate verso i mercati europei, in grado di apprezzare fortemente il prodotto made in Italy. La valorizzazione del prodotto italiano ha inoltre trovato una recente forma di tutela nella normativa comunitaria che ha introdotto i dazi antidumping per le importazioni di ceramica cinese, che aveva (ha) rischiato di complicare il settore mediante l’introduzione di pratiche di concorrenza distorta.

 

 

Tornando ai mercati di riferimento, si può ad ogni modo osservare come non manchino le buone opportunità di business sui mercati più lontani. Anche in questo caso, i focus di export sembrano concentrarsi prevalentemente negli Stati Uniti e in alcuni mercati emergenti, orientali e medio orientali.

 

 

Si noti altresì che il prezzo medio delle esportazioni di ceramica italiana ha subito un discreto incremento nel corso degli ultimi anni. Un elemento determinante per sorreggere i valori complessivi di scambio commerciale con l’estero.

 

 

 

Come trovare clienti

 

 

Secondo quanto affermano i dati della Confindustria, l’industria italiana delle ceramiche intrattiene rapporti commerciali con oltre 180 Paesi del mondo.

 

 

Come si potrà notare, non tutti i partner territoriali offrono, tuttavia, identiche prospettive. Il settore della ceramica è infatti strettamente legato a quello immobiliare e infrastrutturale e, di conseguenza, i mercati che possono generare una maggiore spinta commerciale sul breve termine sono proprio quelli più lontani dalle profondità della crisi di settore.

 

 

Si noti altresì che, per caratteristiche specifiche delle lavorazioni e degli iter di distribuzione dei semilavorati o dei prodotti finiti, il business estero delle aziende ceramiche italiane si è spesso contraddistinto per un’internazionalizzazione produttiva nello stesso Paese di destinazione. Diventa pertanto indispensabile poter contare su un valido supporto esperto in grado di accompagnare il cliente nell’individuazione del mercato di sbocco e, di qui, nella scelta delle forme di insediamento più convenienti.

 

 

Se invece si preferisce optare per un’esportazione di produzione italiana, è bene fare i conti con la predisposizione di canali di distribuzione affidabili e dai costi competitivi: anche in questo caso, non si potrà che far affidamento sulla presenza di un team di consulenti della logistica, in grado di individuare la soluzione più adatta per il singolo cliente.

 

 

Per quanto infine concerne i mercati nei quali trovare il maggior numero di clienti, stimiamo anche per il 2013 – 2014 la prevalenza delle economie più sviluppate dell’Europa Occidentale (Germania, Francia, Inghilterra) e, su fronte extra comunitario, un buon livello attrattivo dagli Stati Uniti.

 

 

Il nostro staff di esperti è a disposizione per supportare qualsiasi vostro progetto di commercio internazionale.