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Commercio mondiale, una panoramica sull’andamento globale e sul ruolo dell’Italia

Come ogni anno, anche in questo esercizio Istat e ICE hanno presentato la nuova edizione dell’annuario statistico “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, con un quadro ricco di spunti su quel che è accaduto sul commercio globale nel corso dell’ultimo anno al quale è possibile ricondurre uno studio completo, il 2015. Vediamo insieme quali sono stati i principali spunti analitici.

Un prevedibile rallentamento nel commercio mondiale, ma non per l’Italia

Come prevedibile, il commercio mondiale di beni nel 2015 ha subito una decisa flessione (-13,2%). Ad ogni modo, la contrazione è tutt’altro che inattesa e, soprattutto, tutt’altro che in grado di generare evidenti preoccupazioni: il rallentamento rilevato è infatti principalmente di natura strutturale, visto e considerato che su di esso ha pesato la frammentazione internazionale della produzione, e un migliore equilibrio nella ripartizione territoriale delle varie fasi dei processi produttivi.
Ad ogni modo, per l’Italia il 2015 si è comunque concluso con un incremento in valore sia delle esportazioni, cresciute del 3,8%, sia delle importazioni, aumentate del 3,3%. La quota di mercato delle esportazioni italiane sulle esportazioni mondiali è rimasta pressochè invariata, intorno al 2,8%.

Dall’Annuario, rileviamo la seguente infografica con il trend delle esportazioni italiane e della quota italiana sulle esportazioni mondiali. Notiamo pertanto la crescita del valore dell’export, oramai costante dal 2009, e la tenuta della quota relativa dell’export italiano sul totale:

 Export italiano e aree territoriali

La quota italiana sulle esportazioni mondiali ha subito un buon incremento in America Settentrionale, dove nell’arco di un solo anno è riuscita a passare dall’1,62% all’1,75%, in Asia centrale e in Asia orientale. Tra i principali mercati di sbocco dell’export tricolore, anche per il 2015 in cima alle preferenze si confermano Germania e Francia, con una quota sul totale pari rispettivamente al 12,3% e al 10,2%. Al di là dei due partner europei, gli unici a garantire all’export italiano una stabile doppia cifra, si trovano gli Stati Uniti (8,7%), il Regno Unito (5,4%) e la Spagna (4,8%).

Più ampiamente, si osserva come nel corso degli ultimi 20 anni le tendenze di fondo della distribuzione regionale delle esportazioni abbiano condotto a una perdita dell’Italia Nord Ovest, a vantaggio dell’Italia Nord Est e del Centro (rimane invece pur sempre marginale e stabile la quota del Sud). Anche in tale ipotesi, giova osservare il seguente grafico Istat:

 Chi esporta

In Italia il numero degli esportatori attivi alla fine del 2015 ha toccato quota 214.113 unità. L’aumento sembra essere stato trainato principalmente dai “microesportatori”, ovvero da coloro che presentano un fatturato all’esportazione non superiore ai 75 mila euro: in tutto, si tratta di oltre 133 mila esportatori, che rappresentano oltre il 60% del totale degli esportatori italiani, ma solamente lo 0,5% del valore complessivo delle esportazioni nazionali. Di contro, sono 4.445 gli esportatori che appartengono alle classi di fatturato esportato superiore a 15 milioni di euro, rappresentando ben il 70,3% delle vendite sui mercati esteri. Si noti altresì come stia aumentando anche il numero di mercati esteri per operatore, in grado di toccare un nuovo massimo nel corso del 2015, a quota 5.85. Rileva tuttavia notare come ben il 42,8% degli esportatori sia presente in un solo mercato, mentre solamente il 15,6% degli esportatori opera in più di 10 Paesi. Come intuibile, il principale mercato è sempre l’Unione Europea, con 155.866 presente, con particolare focalizzazione su Germania (sono presenti 70 mila operatori commerciali italiani), Francia (69 mila), Svizzera (54 mila), Spagna (48 mila), Regno Unito (43 mila).