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Componentistica auto, crescita “garantita” dall’export

Nonostante la produzione di autoveicoli sia ancora in calo, il settore della componentistica automotive italiana può sorridere: la qualità delle produzioni made in Italy del comparto ha infatti assicurato alle imprese che operano in tale settore la possibilità di proseguire con successo la strada dell’export, dimostrando un livello di apprezzamento e di penetrazione globale davvero molto allettante.

Stando a quanto comunicano le ultime statistiche ufficiali in merito, infatti, nel corso del solo primo semestre del 2013 l’export dell’intera filiera dei componenti per gli autoveicoli avrebbe raggiunto quota 10,2 miliardi di euro, con un incremento del 5% rispetto a quanto era stato conseguito nello stesso periodo dello scorso anno. L’incremento delle esportazioni ha inoltre condotto la bilancia commerciale di settore a un surplus ammontante a quota 4,2 miliardi di euro, con un apprezzamento del 3,1 per cento rispetto a quanto era stato possibile registrare  nel primo semestre del 2013. Contemporaneamente, le statistiche ufficiali di settore dimostrano come sia stata molto dinamica anche la crescita delle importazioni, incrementate del 6,4% a quota 5,9 miliardi di euro.
Sempre secondo quanto elaborato dall’istituto di riferimento, l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica (Anfia), il primo mercato di sbocco per le imprese italiane è quello europeo, in grado di assorbire circa il 70% della produzione tricolore destinata all’estero: la Germania è il primo Paese di destinazione in termini assoluti, mentre la Cina si rivela essere il primo acquirente tra i Paesi asiatici. 


Ancora, l’Anfia ricorda come oggi le esportazioni del settore componentistico possano ben rappresentare il 5,2% di tutto l’export italiano, a fronte di una percentuale inferiore al 5% nello stesso periodo dello scorso anno, e come le importazioni valgano per il 3,3% del totale dell’import nella Penisola. Tornando alla classifica dei principali mercati di destinazione, ribadiamo dunque la leadership tedesca con 2,1 miliardi di euro, e una quota del 21% sul totale; a seguire troviamo la Francia (con una quota dell’11%) e la Spagna (8%). L’export verso l’area extra UE vale 3 miliardi di euro, con saldo positivo di 1,5 miliardi di euro e sostanziale stabilità rispetto  a quanto era stato monitorato un anno fa.
Per Aurelio Nervo, che di Anfia è presidente, “a fronte una produzione nazionale di autoveicoli ancora in calo – il 1° semestre ha chiuso a -1,5%, con un calo del 5,6% per le autovetture e pesanti flessioni a due cifre per i veicoli industriali – e un mercato auto interno che mostra una ripresa solo parziale e altalenante (+3,6% nei primi 9 mesi del 2014), la componentistica italiana continua a dimostrare una forte capacità di differenziazione e di penetrazione sui mercati internazionali”.
Nelle sue dichiarazioni (la versione integrale è disponibile sul sito anfia.it) Nervo ricorda ancora che “la filiera della componentistica ha oggi in Italia un peso economico rilevante: sono circa 2.400 le imprese operanti nel settore, per un totale di 165.000 addetti diretti (compresi gli operatori del ramo della subfornitura) e un fatturato complessivo di circa 38,7 miliardi di Euro. Si tratta di una filiera che ha rafforzato, anche negli anni della crisi, la sua propensione all’internazionalizzazione, riuscendo a contenere le perdite proprio grazie al crescente peso delle commesse estere: nel confronto 2013-2007, le autovetture e i veicoli commerciali e industriali hanno registrato contrazioni di mercato del 57% e del 28% rispettivamente, mentre per il fatturato della componentistica la flessione è stata del 15% circa. Dal 2008 al 2013, la bilancia commerciale della componentistica ha registrato un incremento del 20% – ha concluso Nervo. Adesso si esporta di più che nel 2007, prima della crisi e questa filiera merita di essere promossa a livello internazionale, anche per attrarre investimenti sul nostro territorio”.

Per quanto infine concerne la suddivisione dei componenti in macroclassi, il comparto delle parti meccaniche totalizza il 66% del valore dell’export con 6,7 miliardi di euro. Segue il comparto dei motori con 2,1 miliardi di euro e il 20% del totale.