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Cosa ne pensano i saggi dell’export

Il lavoro del comitato dei saggi è terminato, e non è ancora ben chiaro quanto fruttuoso possa essere stato l’impegno profuso dal team nominato dal presidente della Repubblica. Ma cosa ne pensano i saggi delle esportazioni? E quali sono le considerazioni formulate dal comitato?

 

Stando a quanto si legge nella “Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea” a firma di Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi, le esportazioni sarebbero oggi l’unica componente economica in grado di controbilanciare parzialmente la recessione locale.

Ne consegue che, secondo i saggi, andrebbe rafforzata l’operatività del polo CdpSaceSimest, rimodulando il loro lavoro sinergico sulla base del modello proposto dalla Ipex-Bank in Germania. In particolare, “per cogliere appieno le opportunità sopra ricordate occorre stimolare le imprese esportatrici a orientarsi verso i mercati più dinamici ed aumentare il numero di imprese esportatrici.

Per realizzare questi obiettivi, rispettando le regole Ue sugli aiuti di Stato, si propone di ampliare l’offerta di strumenti dedicati grazie ad una migliore struttura del polo creato dall’aggregazione tra Sace, Simest e Cassadepositi e prestiti (Cdp) sul modello della Ipex-Bank tedesca”, dicono i saggi nel Rapporto. Il Rapporto suggerisce così di eliminare i vincoli che oggi ha la Sace sulla disponibilità di capitale e sulla tipologia dei rischi, favorendo – prosegue l’analisi – “lo sviluppo di schemi di garanzie, in linea con i modelli tedesco e francese, che hanno il vantaggio di fornire un accesso diretto alle garanzie pubbliche statali sia per operazioni strategiche per il Paese, sia per il sistema di crediti all’esportazione, pur non avendo un impatto diretto sull’indebitamento pubblico”. Infine, i suggerimenti dei saggi sono finalizzati al reinvestimento degli utili, almeno in parte, in progetti promozionali e di supporto informativo alle pmi.