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Cresce l’importanza dell’export del mobile italiano

L’industria del mobile italiano continua a soffrire gli effetti più negativi di questa lunga ondata di crisi nazionale e internazionale: il calo dei consumi interni, la debolezza degli investimenti strutturali, la concorrenza agguerrita da parte degli operatori internazionali, stringe l’industria tricolore del mobile (un’altra eccellenza globale) in una morsa dalla quale, almeno per il momento, non sembra essere in grado di uscire.

 

A conferma di ciò si consultino gli ultimi dati forniti da Federlegno – Arredo, secondo cui, dall’inizio della crisi (2007) alla fine dello scorso anno, il fatturato alla produzione industriale sarebbe drasticamente calato dai 26,5 miliardi di euro agli odierni 18,1 miliardi di euro.

Il calo sembra esser stato penalizzato prevalentemente dal crollo dei consumi interni, visto e considerato che gli acquisti di mobili italiani sono rapidamente deteriorati, con un controvalore che dai 17,4 miliardi di euro del 2007 è arrivato a valere circa 10,5 miliardi alla fine del 2012. In tale contesto, l’unica variabile che sembra contraddistinguere positivamente il business delle imprese presenti su scala internazionale è determinata dall’importanza dell’export sul giro d’affari complessivo: il rapporto tra l’export e il fatturato è infatti salito al 58%, ben 12 punti percentuali in più rispetto a quanto non fosse appena 5 anni prima.

Come se quanto sopra non bastasse a indurre le imprese a rivolgere lo sguardo al di fuori dei confini nazionali, si tenga altresì in considerazione che, nell’ultimo lustro, il numero delle imprese operanti nel settore è calato di oltre 4 mila unità. E che, spesso e (mal) volentieri, si trattava proprio di aziende che basavano il proprio business sui soli consumi interni.