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Dove esportare nello scenario delle sanzioni alla Russia?

Le sanzioni alla Russia stanno condizionando pesantemente le scelte di commercio internazionale da parte delle imprese italiane.
Secondo quanto affermato dalla Sace, inoltre, la sostanziale rappresaglia determinata dalle tensioni con l’Ucraina potrebbe condurre l’export del made in Italy in Russia in calo del 12%, facendo perdere alle imprese tricolori un fatturato complessivo di 2,4 miliardi di euro in soli due anni. Ma come reagire, allora, al deterioramento delle condizioni russe?

 

Per cercare di formulare una risposta attendibile, Il Sole 24 Ore ha elaborato gli ultimi dati forniti da Sace, Istat e Unicredit, realizzando un’infografica che di seguito vi proponiamo:


Copyright: Il Sole 24 Ore – link originario http://www.infodata.ilsole24ore.com/2014/10/05/le-rotte-dellexport-dopo-le-sanzioni-alla-russia-ecco-le-mete-alternative/

 

Cerchiamo di analizzare con ordine le principali alternative offerte dai mercati internazionali: 

Turchia: la Turchia è considerata da diverso tempo una delle economie maggiormente emergenti. Uno scenario non troppo chiaro sul fronte geopolitico potrebbe rovinare le brillanti prospettive di crescita del Paese, ma riteniamo che – salvo peggioramenti non prevedibili – le nubi possano essere ben poche. Stando alle statistiche più attendibili, i consumi nella nazione dovrebbero crescere dell’8,5% quest’anno e, più prudenzialmente, dell’1,5% nel 2015. L’import dovrebbe invece aumentare dell’1,8%, andando a beneficiare il già ricco patrimonio di export italiano nel Paese (10 miliardi di euro, nel 2013). 

Romania:  la Romania, così come le altre nazioni dell’Est Europeo che tra breve andremo ad affrontare, costituisce uno degli sbocchi preferiti dalle imprese italiane nella macro area, con quasi 6 miliardi di euro di export nell’ultimo anno. La tendenza all’apertura al commercio internazionale è evidente (con un incremento stimato dell’8,1%, solo la Repubblica Ceca, nella macro area, saprà fare di meglio), così come la crescita dei consumi, rispettivamente pari al 3,9% e al 2,9% per il 2014 e per il 2015. Ci si attende inoltre un buon incremento dei salari, pari ad almeno il 4% a/a, a rafforzamento della capacità d’acquisto.

Slovacchia: l’economia slovacca procede a ritmi alterni, garantendo sempre dei buoni margini di apertura alle imprese italiane. Secondo le stime Sace, la crescita dei consumi attesa per il 2014 dovrebbe toccare quota + 2,6%, per poi rallentare al + 1,9% nel 2015. Di contro, dovrebbe crescere del 4,7% la tendenza all’import, con prevalenza per il commercio comunitario. Le imprese italiane, che attualmente esportano circa beni e servizi per 2,3 miliardi di euro all’anno potrebbero altresì beneficiare di una rinnovata attenzione nei confronti del made in Italy, e dalla dinamica crescita degli stipendi (+ 5%).

Polonia: la Polonia, complice alcune grandi relazioni nel settore industriale, è uno dei mercati maggiormente fruiti dalle imprese italiane che desiderano esportare nel Centro – Est Europeo, con un fatturato complessivo che sfiora, nel 2013, i 9,5 miliardi di euro. Il trend positivo dovrebbe inoltre crescere anche nel corso del prossimo futuro, con la Polonia in grado, presumibilmente, di continuare a spingere consapevolmente e sostenibilmente sul fronte dei consumi interni (+ 2,5% nel 2014, + 2,9% nel 2015).

Ungheria: l’Ungheria è presumibilmente uno dei mercati del Centro – Est Europa che potrebbe garantire le maggiori soddisfazioni tendenziali per le imprese italiane, visto e considerato che i 3,6 miliardi di euro di fatturato commerciale riscontrati dalle aziende tricolori sono suscettibili di un buon incremento. Il Paese sembra inoltre aver trovato una discreta stabilità, garantendo una buona propensione all’import (+ 6,5%).

Repubblica Ceca: il Paese, secondo quanto affermano le stime Sace, è uno dei principali mercati europei per propensione all’import (stima 2014: + 9,1%). Le imprese italiane esportano circa 4,2 miliardi di euro all’interno dei confini nazionali, ma l’obiettivo dei 5 miliardi di euro non è irraggiungibile già nel breve termine. La crescita dei consumi dovrebbe inoltre passare dal + 1,8% del 2014 al + 2,0% del 2015, grazie anche a una ripresa dei salari dopo il brusco passo indietro del 2013.