iten

EGO International e nanismo imprenditoriale, quali commenti per il futuro?

EGO International export

 

Recentemente abbiamo avuto modo di introdurre un tema particolarmente caro alle imprese italiane: l’export alimentare, e la possibilità di poter aggirare gli ostacoli del tradizionale nanismo aziendale attraverso consulenze in outsourcing. Ma quali sono le recensioni Ego International  per il futuro?

Come già accennato nella prima parte del nostro approfondimento, l’export alimentare è riuscito a garantirsi un trend nettamente migliore rispetto alla media della manifattura italiana: ne è facile dimostrazione il fatto che il commercio estero dell’alimentare italiano è cresciuto del 48% tra il 2007 e il 2014, contro il + 10% dell’industria manifatturiera nel suo complesso. D’altra parte i consumi nazionali sono invece saliti solo del 4%, e il valore aggiunto del 6%.

Detto questo, si può altre sì ben ricordare come a penalizzare l’alimentare sia l’elevata percentuale di micro imprese: più di 50 mila aziende, oltre l’87% del totale, ha infatti meno di 9 addetti. E proprio queste aziende, spesso caratterizzate da produzioni di straordinaria eccellenza, non riescono a condurre un congruo processo di internazionalizzazione in virtù della loro ridotta dimensione aziendale, che non consente loro di poter gestire congruamente rapporti internazionali duraturi. La soluzione, sempre più probabile in un simile contesto, è quello di rivolgersi a una società di consulenza per l’export (vedi le recensioni su EGO International relative alle prospettive ed il futuro dell’ export italiano per settore di produzione) che possa rappresentare come ufficio estero in outsourcing per le micro, piccole e medie aziende tricolori, permettendo loro di attuare un’efficace via di internazionalizzazione.

OPINIONI SUL COMMERCIO ESTERO

Il fenomeno del nanismo aziendale non è ad ogni modo nuovo, ma solamente nel corso degli ultimi anni ha trovato rapida applicazione nei confronti del commercio estero. La motivazione va in tal senso ricercata all’incrementata importanza del valore aggiunto che proprio i business internazionali possono rivestire per la sopravvivenza e lo sviluppo di un’azienda, in un ambiente in cui sono i consumi nazionali a latitare.

Detto ciò, risulta comunque di fondamentale importanza sottolineare come il nanismo si traduca in scarsa produttività e in una bassa propensione all’export. Le grandi imprese, che rappresentano solamente lo 0,2% di tutte le aziende del settore, hanno un valore aggiunto di 97.340 euro, contro i 56.991 euro delle Pmi e i 21.138 euro delle microimprese. E queste ultime realizzano solamente il 7% del proprio fatturato per mezzo delle esportazioni, contro il 23% delle Pmi e il 26% dell grandi imprese. Incrociando questi dati con quelli relativi alle microimprese in perdita (il 42%, contro il 22% delle Pmi e il 17% delle grandi imprese), ne deriva che, probabilmente, esiste uno stretto legame tra piccole dimensioni, scarsa propensione all’export e perdita in conto economico.

Di qui nascono ulteriori opinioni sui mercati: le piccole imprese che non esportano hanno minori livelli di produttività e maggiori possibilità di chiudere l’esercizio in perdita.

E la vostra impresa a quale categoria appartiene? I consulenti di EGO International sono a completa disposizione al fine di potersi confrontare con voi, e valutare e/o condividere ogni migliore opportunità di export…

GIUDIZI SULL’EXPORT ITALIANO

Iniziamo con una serie di giudizi su EGO International legati all’export alimentare e al fenomeno del cosiddetto nanismo aziendale. Cerchiamo di capire come ricorrere a una società di consulenza che fornisca opportunità di internazionalizzazione del proprio marchio e/o prodotto di punta possa essere la chiave  vincente per il futuro.

Stando a quanto emerge dall’ultimo studio Nomisma, e secondo quanto ampiamente commentato da un condivisibile recensione realizzata da Veronica Ulivieri sul quotidiano La Repubblica, sui piatti della bilancia considerando l’andamento dell’export alimentare Made in Italy vi sono un pro e un contro di cui tenere debita considerazione: da una parte, infatti, è importante sottolineare la rilevanza dell’export italiano nel campo dell’industria alimentare; dall’altra parte, non si può certamente sottovalutare come il fenomeno del commercio estero sia in qualche modo “frenato” da quello che, per certi versi, è un grande valore aggiunto: il “nanismo” delle imprese italiane.

Di questo – e tanto altro – parla il nuovo report di Nomisma, in corso di presentazione per il prossimo mese di settembre, ma recentemente anticipato nei suoi spunti fondamentali. Dall’articolo si evince di come negli anni della crisi il valore aggiunto del settore alimentare sia stato ottenuto grazie ai rapporti con l’estero. E’ sufficiente ricordare, in tal proposito, che tra il 2007 e il 2014 le esportazioni sono aumentate del 48% contro il + 10% dell’industria manifatturiera nel suo complesso e che nello stesso periodo i consumi nazionali sono cresciuti del 4% con un valore aggiunto del 6%.

Fin qui, i dati sono assolutamente positivi. Di contro, bisogna osservare come a frenare l’andamento dell’alimentare sia l’elevatissima percentuale di micro imprese in Italia: oltre 50 mila aziende (quasi il 90% del totale!) hanno meno di 9 addetti: è proprio a causa della loro piccola dimensione che processo di internazionalizzazione risulta alquanto difficile. Insomma, potenzialità straordinarie, sulle quali incombe l’ostacolo della barriera dimensionale.

I COMMENTI DI EGO INTERNATIONAL

Ma quali sono i motivi? I commenti EGO di Internationalè comprensibile che aziende di piccole dimensioni vengono generalmente ricondotte ad aziende poco strutturate. E che aziende poco strutturate non possiedono le gli elementi chiave (si pensi alle conoscenze dei mercati esteri – linguistiche, giuridiche e tecniche, o alla sola possibilità di raggiungere potenziali player, partner e buyer esteri), per poter condurre con successo una crescita estera sicura.

Per tali determinanti ricorrere ad una società di consulenza per internazionalizzazione delle imprese, che possa ideare, condurre e monitorare una strategia di export in outsourcing, può essere ben considerata come la scelta più convincente per il piccolo e medio imprenditore che desidera cercare di comprendere quali possano essere le vie del successo internazionale, senza tuttavia correre i rischi e gli intoppi legati all’acquisizione interna di tutte le conoscenze utili per poter cambiare rotta.

Per poter disporre di maggiori informazioni su tutte le chance oggi a disposizione, e per poter comprendere come poter “fare export” grazie alle competenze di manager esterni (dopo anche l’introduzione dei voucher per l’internazionalizzazione), vi consigliamo di prendere contatti con i consulenti di EGO International, a vostra completa disposizione per poter valutare la strada più rapida verso il successo globale.