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Export alimentare in grande spolvero

 

Il settore alimentare italiano si conferma tra le locomotive dell’export tricolore. Nel corso dei primi sette mesi del 2012 l’incremento dei flussi oltre confine è stato pari al 7,8%, con un vero e proprio boom verso l’extra UE e, in particolare, verso Giappone e Cina. Ecco tutti i principali dati emersi da un recente convegno organizzato da Intesa Sanpaolo.

 

Ottimi risultati da parte del settore alimentare italiano sui mercati stranieri. Stando a quanto emerso all’interno del recente convegno “Percorsi innovativi per la crescita internazionale, un confronto sulle dinamiche del settore food e sui nuovi modelli competitivi”, promosso da Intesa Sanpaolo con la preziosa collaborazione del gruppo Food, le esportazioni dei prodotti alimentari tricolori durante il periodo gennaio – luglio 2012 sarebbero cresciute del 7,8 per cento (+ 13,7 per cento l’export extra Ue).

Complessivamente, l’evento ha promosso il settore alimentare e delle bevande della Penisola che, nonostante la crisi degli ultimi anni, è riuscito a garantire ai suoi operatori una migliore e più dinamica capacità di tenuta delle quote sui mercati mondiali.

A leggere le statistiche fornite, sembra inoltre che gli stranieri apprezzino prevalentemente i prodotti di fascia elevata, visto e considerato che i beni di livello qualitativo alto rappresentano quasi la metà dell’intero export di settore nazionale. Oltre alla qualità, i dati positivi spaziano anche sul fronte della quantità, visto e considerato che la quota italiana sui mercati mondiali ha raggiunto il 5,2 per cento alla fine del 2010, contro il 4,7 per cento del 2000.

Su base territoriale, i flussi sono molto positivi verso il Giappone (+ 22,8%), Cina (+ 26,8%), StatiUniti (+ 9,3%) e PaesiOpec (+ 38,8%). Soddisfacenti, nel vecchio Continente, le prestazioni export verso Francia (+ 7,1%), RegnoUnito (+ 6,6%) e Germania (+ 5,3%).

Ma come permettere alle imprese del settore food & drink di sfondare ulteriormente le barriere dei mercati esteri? A rispondere è il direttore generale di Logotel, Nicola Favini, che dalle pagine de La Stampa sottolinea come le imprese possono intraprendere e rafforzare un percorso sostenibile per essere consistenti nei mercati di tutto il mondo attraverso condivisibili step: “una volta definito l’investimento sul “cosa”, cioè sull’offerta da internazionalizzare, la vera sfida è essere pronti a progettare il “perchè” e il “come”, cioè creare il senso dell’azione. Progettare il “perchè” significa allenarsi a costruire il senso e il valore dell’unicità dell’impresa”.

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