iten

Export bank: cosa è e come funziona

Ribattezzata “export bank”, introdotta dal piano nazionale delle esportazioni 2013 – 2015 presentato a gennaio dal ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, la “banca per le esportazioni” è uno schema di funzionamento grazie al quale la Cassa depositi e prestiti supporterà finanziariamente le esigenze delle imprese italiane all’estero, in collaborazione con le garanzie fornite da Sace.

 

La Export bank non è, pertanto, una vera e propria banca, quanto una convenzione della durata di un anno (da rinnovarsi a identiche scadenze) tra la Cassa depositi e prestiti, la Sace, la Simest e l’Abi, con lo scopo di stimolare al meglio la funzione di export finance: a tal fine, lo stanziamento della Cdp in proposito è passato da quota 2 miliardi a 4 miliardi di euro.

Considerando che da più parti viene assunta come termine di riferimento e paragone la positiva esperienza della Iepx, l’export bank di Berlino, è tuttavia molto probabile che gli stanziamenti siano portati in incremento graduale nel corso dei prossimi anni, fino – chissà – ad arrivare agli oltre 60 miliardi di euro che nel 2011 erano stati messi in campo dalla banca per le esportazioni tedesca. Ad ogni modo, la strada sembra esser finalmente tracciata, e la recente acquisizione di Sace e di tre quarti di Simest da parte della Cassa depositi e prestiti, sembra agevolare il percorso verso una congrua spinta dell’export finance.

Per le imprese, presto, potrebbero dunque moltiplicarsi le occasioni di supporto finanziario per le esportazioni per e per l’internazionalizzazione. Oltre a quanto sopra, punti fondamentali del piano per le esportazioni sono rappresentati dalla nascita di un polo di finanza per l’internazionalizzazione interno alla stessa Cdp, all’incremento delle risorse e degli strumenti per la promozione all’estero, agli incentivi alle reti di impresa, all’attività di formazione per le imprese esportatrici, e ancora alla diffusione dell’e-commerce e delle azioni anti-contraffazione.