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Export calzature italiane, tra bilanci e previsioni

L’export porta da anni di buone notizie per tutti gli operatori italiani delle calzature, che sono costantemente impegnati nel diffondere i prodotti made in Italy in tutti i mercati continentali, ricorrendo a un maggior peso commerciale estero.
E così, in attesa di comprendere in che modo le buone
prospettive sull’export delle calzature nel 2014 si tradurranno in realtà, e in attesa di poter disporre delle statistiche più aggiornate a fine 2013, cerchiamo di fare il punto sullo stato di salute del comparto, e prevedere cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro a breve e a medio termine.

Export calzature: i dati a metà 2013

Per quanto attiene i dati consolidati al primo semestre 2013 (offerti dalla Assocalzaturifici), emerge una sostanziale stabilità complessiva, con una flessione della produzione dello 0,8% in termini di quantità, e un incremento dello 0,5% in termini di valore. Una stabilità che “cela”, tuttavia, una performance sicuramentebrillante per quanto attiene l’export, visto e considerato che le esportazioni italiane di calzature sono cresciute di quasi 5 punti percentuali in valore, e dell’1,4% in volume. Tra il mese di gennaio e quello di maggio, sarebbero quindi state esportate 98,2 milioni di paia di calzature, con uno sviluppo di 1,3 milioni di unità rispetto allo stesso periodo del 2012, e per un fatturato pari a 3,3 miliardi di euro.

Export calzature: ecco dove commerciamo di più
Anche se il mercato comunitario continua ad essere quello commercialmente più rappresentativo per gli operatori italiani che esportanocalzature, è dai mercati extra Ue che continuano a provenire gli elementi di maggiore interesse. All’invariabilità dei dati all’interno dell’Unione, infatti, fa contrasto l’incremento dell’11,2% (in valore) e del 7,3% (in quantità) registrato nel resto del mondo. I calzaturifici italiani hanno ritrovato particolare dinamismo all’interno dei mercati nordamericani, con Stati Uniti e Canada a chiudere con un + 5,4% e un + 15,2% in termini di valore, e – verso oriente – con un boom di esportazioni verso Russia (+ 16,4%) e Kazakistan (+ 10,8%).
In ogni caso, per godere pienamente della vera esplosione commerciale occorre spingersi ancora più a oriente, giungendo al + 31% di Cina e al + 14% della Corea del Sud, o ancora al + 8,2% del Giappone. Grazie a queste straordinarie performance, il Far East è oggi in grado di vantaretassi di crescita annua dell’export calzaturificio italiano superiori al 15%, elevando la Cina (con Hong Kong) quale settimo mercato di destinazione, con una quota di export che, con il suo 5%, appare essere più che triplicata rispetto a meno di dieci anStabilito quanto precede, non possiamo che domandarci cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro a breve termine al mercato mondiale delle calzature italiane. Contrariamente al deludente trend del mercato interno, infatti, l’ottimismo sembra ancora prevalere nei confronti delle esportazioni, con la maggior parte degli operatori italiani in grado di vantare una prospettiva particolarmente positiva sul business oltre confine (l’80% dei produttori che esportano è convinto che il proprio business estero continuerà a crescere o, nella peggiore delle ipotesi, rimarrà costante).

Per quanto concerne invece i mercati di destinazione, un cenno di particolare riferimento è ancora attribuibile all’Unione Europea, dove gli italiani esportano circa 7 calzature su 10. Il rallentamento della crisi economica e qualche tiepido segnale di ripresa macro sembrano suggerire che i consumi di settore potrebbero tornare a crescere, aprendo nuovi margini di sviluppo per gli operatori tricolori.
Inutile, infine, sottolineare le migliori (e, fino a poco tempo fa, inattese) soddisfazioni possano giungere dai mercati più lontani e sottovalutati.

L’exportdellecalzature nel mondo è un’opportunità da cogliere ma, per le sue complessità (si pensi al sistemi di dazi, come nell’area Mercosur, o al rischio di subire gli effetti negativi di una eventuale truffa o contraffazione), è indispensabile farsi supportare da una valida società di consulenza perl’internazionalizzazione, che possa guidare l’azienda al successo estero con i canali e le modalità più convenienti.