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Export di caffè +8% nel 2016

È uno dei simboli del Made in Italy per eccellenza e la bevanda più amata nel Bel Paese: il caffè, tonico ed energizzante, per il corpo ma anche per l’economia. La parola Espresso è ormai entrata a far parte del lessico internazionale, simboleggiando un metodo di lavorazione del caffè, servito ristretto, che gli italiani hanno esportato in tutto il mondo. L’Italia è infatti il secondo consumatore mondiale di caffè (5,65 kg di consumo pro capite), seconda solo alla Germania, e il secondo importatore mondiale di chicchi di caffè, per un valore pari a  1,4 miliardi di euro. La filiera si compone di oltre 800 torrefazioni, che danno lavoro a 7mila addetti e generano un fatturato di 3,3 miliardi di euro, a cui si aggiungono 3mila imprese impegnate nel commercio al dettaglio che generano 10mila occupati, si fanno inoltre sempre più strada le micro-torrefazioni, piccole aziende artigianali che si sono introdotte con successo nel mercato nazionale e internazionale. Non sono inoltre da trascurare i 430 milioni di euro di fatturato (provenienti per il 75% dai mercati esteri) generati dal comparto delle macchine da caffè espresso, dove solo 34 industrie creano 1.250 posti di lavoro. Nel settore degli impianti industriali di confezionamento l’Italia si contende il primato con Svizzera e Germania, per un segmento di mercato che vale 200 milioni di euro.

Un trend sempre più “espresso”

Il caffè espresso non ha più i connotati di una semplice bevanda, è simbolo di lifestyle e identifica in tutto il mondo un tipo di consumatore moderno, cosmopolita e aperto alle novità, i consumi infatti crescono anche in Medio ed Estremo Oriente, dove lo stile di vita occidentale riscuote sempre più successo. La tradizionale moka cede sempre più il passo alle capsule monodose, le cui vendite sono cresciute del 19% nel 2015, e cambiano anche i canali di acquisto, che nel 2015 hanno visto il boom dell’e-commerce (+43%). L’italian sounding non risparmia tuttavia neanche il settore del caffè, infatti se da un lato le catene internazionali come Starbucks hanno contribuito a diffondere il gusto per questa bevanda a livello globale, dall’altro hanno minato la supremazia dell’espresso italiano, che deve lottare per riprendersi il prestigio che merita, in Italia però la classica tazzina consumata al bar genera un business da 6,6 miliardi di euro. Secondo i dati Istat trasmessi al Comitato Italiano del Caffè, tra il 2014 e il 2015 le esportazioni all’estero di caffè torrefatto, sono state pari a 1.189.835 migliaia di euro in tutto il mondo, vale a dire un +11,8%, a cui si accompagna il +8% registrato tra l’anno scorso e quest’anno. Il maggior importatore di caffè italiano è la Germania, che ha importato per il valore di 160.560 migliaia di euro, seguono Francia (128.732 migliaia di euro), poi Grecia, Austria, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Australia, Svizzera e Russia. A fare il balzo maggiore è stato l’export verso gli Usa, che segna un cospicuo +37,41%, seguito dal +23,15% del Regno Unito e dal +12,47% della Svizzera. La sfida dei prossimi anni sarà coniugare innovazione e tradizione per continuare a valorizzare un prodotto dalle potenzialità ancora in gran parte inespresse, e un’eccellenza di cui il Made in Italy deve più che mai fare tesoro.