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Export Germania oltre quota 100 miliardi di euro

Secondo i dati ufficiali forniti dall’Ufficio federale di statistica tedesco, lo Statistisches Bundesamt, l’export tedesco avrebbe raggiunto la soglia dei 100 miliardi di euro nel mese diluglio. Una soglia mai sperimentata prima e che, per la sua cifra “tonda”, rappresenta altresì un primato invidiabile e particolarmente discusso. Prima di comprendere quale sia il focolare delle polemiche che ruota intorno al livello di export sopra anticipato, basti tuttavia – statisticamente – ricordare che nel corso del mese di luglio gli introiti derivanti da attività commerciali estere intraprese dalle aziende tedesche siano cresciute dell’8,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e come a tale risultati si sia arrivati per merito del contributo di industrie che, in altri Paesi, continuano ad arrancare (es. automotive), sfiancate dalle lungaggini di criticità congiunturali.

 

Sempre sotto il profilo statistico, ricordiamo ancora come alla fine del mese di luglio il surplus della bilancia commerciale si sia accomodato su quota 23,4 miliardi di euro, e come le esportazioni verso i Paesi dell’eurozona siano cresciute del 6,2%, contro un incremento del 16% per le destinazioni europee esterne all’area euro, e del 7,2% per le destinazioni al di fuori del vecchio Continente.

Sancita la valanga di dati statistici che precedono, rimangono da chiarire alcuni aspetti di cocente attualità. Primo: le sanzioni alla Russia non sembrano aver prodotto gli effetti temuti. Gli imprenditori tedeschi nelle ultime settimane avevano lamentato, non senza un pizzico di drammaturgia, il rischio che le sanzioni comminate a Mosca avrebbero portato a radicale e negative conseguenze: così invece non è evidentemente accaduto, dimostrando come i rapporti commerciali esteri della Germania siano qualitativamente ben diversificati e, probabilmente, sufficientemente solidi dal resistere a simili impatti.

Il punto di attenzione maggiore è tuttavia il secondo: la Germania ha scelto, deliberatamente, di ignorare le raccomandazioni che sono state rivolte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca mondiale, dalla Commissione Europea, per un riequilibro del commercio estero, affinchè la sua bilancia commerciale favorisse gradualmente gli scambi (e l’importo) dai Paesi economicamente più deboli. A leggere le statistiche del mese di luglio, così – ovviamente – non è avvenuto: la Germania ha continuato a importare laddove fosse più conveniente per le proprie imprese, ed ha esportato il più possibile, verso il maggior numero di Paesi.

Terzo elemento: l’export tedesco continua a cavalcare l’onda dell’entusiasmo favorito da un euro sempre più debole. A partire dallo scorso mese di maggio, infatti, l’euro ha avviato una strada di deprezzamento che l’ha condotto a passare da quota 1,39 sul dollaro, a quota 1,30. Un deprezzamento auspicato dal vecchio Continente proprio al fine di rilanciare l’export, e che proprio nel mese di luglio ha vissuto un’accelerazione che ha condotto la valuta unica da quota 1,37 a quota 1,34. Successivamente l’euro ha subito nuove decelerazioni, e il taglio dei tassi di interesse operato dalla Banca Centrale Europea ha favorito l’indebitamento in valuta unica e, di conseguenza, l’effettuazione di scambi nei confronti del tanto deteriorato euro.

Il futuro potrebbe pertanto confermare gli attuali elementi di scopo: in mancanza di coercizioni maggiori, la Germania continuerà a commerciare il più possibile verso l’estero e verso aree extra UE, importando dai partner europei solo laddove risulterà essere conveniente. Un atteggiamento che i partner più deboli dell’eurozona potrebbero non gradite, ma che in linea di massima non è giudicabile sorprendente.

E le imprese italiane? Come vedremo nei prossimi giorni, le imprese del made in Italy potrebbero trovare facile supporto in un euro sempre più debole, garantendosi quindi nuova linfa per il proprio commercio estero. E, certamente, trovare nella Germania un partner affidabile per gli scambi bilaterali: il nostro prossimo appuntamento si concentrerà proprio sull’analisi di tutte le opportunità che il vicino mercato tedesco