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Export, i distretti trainano il made in Italy

Nonostante la crisi, i distretti italiani continuano a ricevere commesse dall’estero. I dati, se confrontati con quelli della produzione industriale registrata dall’Istat nel 2011, confermano ancora una volta quanto forte sia oltreconfine il marchio made in Italy. Nei primi nove mesi dell’anno da poco concluso il valore dell’export italiano ha sfondato quota 50 miliardi di euro (51,5), con una crescita dell’ 11,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Resta al palo invece la produzione industriale, che nel 2011 non è cresciuta né diminuita rispetto al 2010.

I dati che verranno diffusi mercoledì a Roma dal “Terzo osservatorio nazionale distretti italiani”, realizzato dalla Federazione dei distretti italiani, gettano luce su realtà aziendali medio-piccole, ma molto specializzate. Come quelle dei distretti di Treviso e Brescia (macchine industriali), Vicenza (meccatronica e automazione), Bologna (meccanica e packaging), da cui partono container con beni o macchinari che raggiungono i Paesi delle economie avanzate oppure gli emergenti. Autentica roccaforte del made in Italy è Treviso, poco più di un miliardo di export e il miglior trend di crescita, +62,6 per cento. Un altro caposaldo è il sistema del tessile, abbigliamento e pelletteria. Il polo fiorentino della pelletteria raggiunge quota 1,1 miliardi (+34,2% sul 2010) grazie al ritorno delle commesse delle grandi griffes che tornano a produrre qui le collezioni alto di gamma.

E quest’anno? È ancora presto per fare previsioni, ma sembra certo che gli imprenditori italiani, anche quelli che traggono la propria sopravvivenza dal commercio con l’estero, non avranno vita facile. Nei prossimi mesi il Pil è previsto in calo, mentre il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro potrebbe provocare una stretta delle esportazioni.