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Export Iran, nuova missione per recuperare il gap commerciale

 Quello dell’export verso l’Iran potrebbe presto rappresentare un gradevole strumento per orientare al meglio le politiche di diversificazione commerciale da parte di tutte le piccole e medie imprese che sono alla ricerca di una destinazione privilegiata verso la quale esportare i propri beni e i propri servizi. Perché se è vero che le relazioni tra Italia e Iran non sono certamente tra le più consolidate che il tessuto imprenditoriale italiano può vantare, è altresì vero che numerosi sono gli sforzi che le istituzioni e gli operatori come EGO International Group stanno compiendo per recuperare le quote mercate smarrite nel corso degli ultimi anni.

                 

E se poi vi fossero ancora dubbi sulle concrete chance di realizzare grandi profitti con i partner iraniani, sia sufficiente ricordare brevemente quelli che sono gli spunti forniti da Confindustria, che su Il Sole 24 Ore dello scorso 28 novembre, per voce del suo presidente del Comitato Tecnico, Licia Mattioli, ricordava, in relazione del mercato iraniano, che “le potenzialità sono consistenti e vanno di pari passo con la graduale eliminazione delle sanzioni dopo l’accordo sul nucleare”. Insomma, un futuro potenzialmente roseo, da affinare e nutrire giorno dopo giorno, puntando su obiettivi graduali ma ambiziosi: “prima del 2010 l’interscambio Italia-Iran era di 7 miliardi di euro, di cui due il nostro export. La prospettiva che si apre oggi è di arrivare ad un export dell’Italia in Iran di tre miliardi di euro prima del 2020” – ricorda ancora la Mattioli sul quotidiano.

 

Per i motivi di cui sopra, è stata condotta con successo una tre giorni dedicata alla missione di sistema italiana organizzata da Confindustria, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero degli Esteri, Agenzia ICE, ABI e Unioncamere, per poter supportare le imprese italiane nel conseguimento dei migliori percorsi di introduzione all’interno del mercato iraniano. La missione ha coinvolto oltre 150 aziende, divenendo dunque la più importante missione italiana in Iran mai realizzata nella storia tra le due nazioni, e che fa seguito alla precedente visita di carattere istituzionale effettuata ad agosto.

D’altronde, come confermava ancora Mattioli sulle pagine dello stesso quotidiano, “il governo iraniano sta puntando su un’impostazione riformista, basata sui principi dell’economia di mercato, privatizzando società e banche, riducendo i sussidi” e sebbene oggi “le relazioni economiche sono difficili, le transazioni bancarie bloccate”, è pur vero che “l’Iran presenta comunque una serie di fattori positivi e interessanti, per esempio una manodopera qualificata, con un livello medio di istruzione elevato, con 700mila laureati all’anno di cui circa la metà in discipline scientifiche, a fronte di un salario medio di 330 dollari al mese e norme semplici di assunzione”.

 

A ulteriore conferma dell’appetibilità del mercato iraniano, la presenza di 14 free zone e di 7 free trade zone già riconosciute dal governo locale, e all’interno delle quali gli investitori e gli esportatori stranieri possono fruire di indubbi vantaggi.

Per quanto concerne i principali numeri in grado di identificare la relazione bilaterale tra Italia e Iran, ricordiamo come l’export italiano nel paese sia ammontato a 673 milioni di euro nei primi sette mesi dell’anno, con un incremento del 13,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le importazioni, nel frangente, sono state pari a 287 milioni di euro, in incremento del 97,3% su base annua. Complessivamente, pertanto, la bilancia commerciale ha generato valori per 959 milioni di euro, in variazione positiva per il 30,1%.

 

Per poterne sapere di più e disporre di maggiori informazioni, vi consigliamo naturalmente di contattare i nostri consulenti EGO International Group.