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Export Italia: ecco cosa accadrà nei prossimi tre anni

Archiviato un 2013 negativo per l’economia italiana, ma positivo per quanto attiene il commercio internazionale del nostro Paese e, in particolar modo, per i flussi di export dal BelPaese nel resto del mondo, fissiamo l’orizzonte analitico al prossimo triennio cercando di comprendere cosa potrà accadere alle esportazioni tricolori tra il 2014 e il 2016.

Un primo dato funga da rassicurazione per tutti gli operatori: le principali analisi compiute in ambito globale affermano che i flussi di export dall’Italia all’estero continueranno a crescere di buon ritmo per tutti i successivi tre anni (almeno), con un ritmo medio che sfiorerà l’8% annuo, e che crescerà gradualmente con il passare dei trimestri, fino a toccare un valore superiore ai 530 miliardi di euro.
Nei prossimi tre anni continuerà, inoltre, un positivo trend già avviato e consolidato nel corso del 2013: il soddisfacimento di domande sempre più specifiche, posizionando idealmente le imprese italiane all’interno di nuove nicchie di mercato. Un posizionamento che, sosteniamo, è stato reso possibile principalmente grazie all’elevata qualità delle produzioni made in Italy, in grado di intercettare l’evoluzione delle richieste globali, e permettendo di soddisfare i bacini di domanda emergenti nelle nuove economie.

Ma come occorrerà comportarsi, allora, nei prossimi tre anni? Di seguito abbiamo cercato di riassumere le principali linee guida che dovrebbero ispirare gli operatori commerciali, nella speranza che possano altresì fungere da spunto di discussione.

(1) Rivalutare la diversificazione geografica. Negli ultimi anni sempre più imprese hanno preferito abbandonare i mercati maturi per dedicarsi ai flussi di domanda provenienti dai mercati emergenti. Una strategia accorta e particolarmente fruttuosa, che tuttavia dovra essere rivista nel breve termine. Guai, infatti, a sottovalutare l’importanza dei mercati maturi e le loro possibilità di ripresa già nei prossimi mesi.
Di contro, appare ovvio che non è possibile cercare di concentrarsi esclusivamente sulle opportunità offerte dai mercati emergenti: come già riscontrato negli ultimi mesi, anche le “nuove” grandi economie vivranno dei periodi di ridimensionamento della loro straordinaria crescita.
Insomma, il nostro consiglio è: diversificate bene i vostri mercati di sbocco di riferimento, ma non sottovalutate assolutamente i mercati maturi, che per stabilità di domanda ed elevati volumi di import, dovrebbero costituire una parte prioritaria dei vostri traffici commerciali.
A nostro giudizio, val la pena lavorare in tre direttrici fondamentali. La prima deve essere relativa al gruppo dei mercati emergenti: su tutti, riteniamo che la Cina e il Brasile possano costituire gli sbocchi preferenziali nell’area extra europea, mentre l’India faticherà a guadagnare posizioni all’interno del bilancio delle imprese italiane. Iniziate inoltre a scommettere sulle economie più dinamiche nel medio termine, dall’Indonesia al Cile, dalla Nigeria alle Filippine.
La seconda direttrice deve guardare all’interno del vecchio Continente “allargato”: Svizzera, Romania, Russia, Polonia, Francia, Germania e Turchia costituiranno certamente i partner commerciali dei quali occorrerà tenere maggiore valutazione.
Infine, una terza direttrice, relativa ai mercati maturi e, in particolare, agli storici partner commerciali: la ripresa avviata dagli Stati Uniti dovrebbe permettere al mercato nordamericano di potersi eleggere quale macrozona di riferimento anche nei prossimi anni.

(2) Riconsiderare l’esposizione settoriale. Oltre a quanto sopra, val certamente la pena rivedere il proprio posizionamento nei settori di riferimento, e cercare di comprendere quale sarà l’evoluzione di tali comparti. La nostra opinione è che nei prossimi tre anni la meccanica, l’elettronica, la metallurgia, il settore delle estrazioni e della chimica, riusciranno a garantire adeguate soddisfazioni agli operatori commerciali italiani.

Qualche sforzo in più dovrà invece essere compiuto da tutte le imprese appartenenti ai settori del made in Italy più tradizionale (alimentari, arredamento, abbigliamento, ecc.): le occasioni di crescita nel prossimo futuro sono garantite – soprattutto per chi punta a fasce di reddito elevate – ma bisognerà lavorare un pò di più, rispetto al passato, per individuare nuove nicchie e nuovi sbocchi commerciali, promozionali e di distribuzione.