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Export Italia: la scommessa di Matteo Renzi

È l’export la vera scommessa del governo Renzi. Una scommessa talmente annunciata che il presidente del Consiglio ne ha fatto la colonna portante di un video girato al rientro dal suo viaggio in Africa, e prontamente caricato su YouTube. Per il premier in Italia vi sarebbero “ampi margini di miglioramento” sull’export e, a tal fine, sarebbe già stato approntato “un vero e proprio piano industriale, con l’intenzione di portare a investire all’estero 22 mila nuove aziende”. Un obiettivo ambizioso che – prosegue Renzi – dovrebbe condurre all’incremento di un punto di Pil legato esclusivamente alle esportazioni, entro il termine dell’esecutivo.

 Abbiamo un tasso di crescita dell’export che nel 2013 è stato superiore alla Germania, 4,9%, rispetto a 4,8%, mentre la Francia è sotto il 3%.
Su questi dati siamo i più forti” – ha poi aggiunto il premier, sottolineando come il viaggio in Africa possa ben rappresentare “
il primo tentativo del sistema Paese di vedere queste terre non soltanto come un problema ma come una grande opportunità. Ritengo che lo sviluppo dell’Africa sia fondamentale, che la presenza del sistema Italia sia assolutamente cruciale per molti settori, che il valore del nostro viaggio si vedrà nei prossimi anni. Ma penso che sia anche un simbolo che il primo viaggio dell’Italia come presidente di turno dell’Unione europea non sia in Oriente, non sia in America ma in Africa, cioè nel luogo in cui si gioca una parte rilevante dello sviluppo non solo del nostro sistema economico ma anche del nostro sistema di valori”.
Non solo. Come riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore in un recente report sull’esperienza africana di Renzi, il premier avrebbe posto l’attenzione sull’importanza della globalizzazione. Una globalizzazione “non nemica”, ma da interpretare come “la più grande occasione che l’Italia ha, perché chiede bellezza, qualità della vita, lifestyle.  L’Italia può essere capace di dare una risposta se smette di piangersi addosso”.
Fin qui, i proclami. Rimane ora da comprendere in che modo la teoria verrà tradotta in concretezza. Mancando dati formali all’appello, non possiamo far altro che riferirci alle fonti di stampa, secondo cui sarà di 130 milioni di euro l’anno, per i prossimi tre anni, il budget che il governo ha messo a disposizione per far funzionare il piano straordinario sull’export del made in Italy, e finalizzato a invertire la negativa tendenza che riguarda le pmi tricolori: troppe non riescono a esportare, mancando, pertanto, di un importante valore-chiave nel proprio successo (e non solo di bilancio).

Ma a cosa serviranno gli stanziamenti previsti? Secondo quanto affermano i bene informati, i fondi dovrebbero coprire le fiere, le attività di promozione del made in Italy, la consulenza degli export manager e tanto altro ancora. Non manca, ad ogni modo, coloro che cercano di guardare con maggior cautela e meno ottimismo. Sempre secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, ad esempio, la Federmacchine, per voce del suo segretario generale, Alfredo Mariotti, ricorda come vi sia una grandissima agitazione in positivo e un grande impegno per informare le aziende, ma “accompagnare le imprese all’estero è un’altra cosa”.

Tra i pochi elementi certi del prossimo piano per l’export spicca quanto precisato dalle stesse fonti ministeriali, con il viceministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che ricorda come nel decreto i temporary export manager avranno un ruolo fondamentale. “Formeremo 2mila nuovi export manager nei prossimi mesi e sarà un’opportunità importante per molti giovani laureati. Ma non basteranno. Metteremo anche a disposizione delle aziende voucher da 10mila euro perché possano “acquistare” sul mercato questi servizi di temporary export management” – precisa ancora Calenda.
Insomma, il governo sembra aver compreso l’importanza che la consulenza per l’internazionalizzazione può rivestire per le imprese italiane che decidono di esportare. E la vostra azienda è già pronta per farlo?