iten

Export macchinari, tutte le valutazioni dall’analisi Sace

 

Sace ha svolto un interessante studio sull’exportdei macchinari, lanciando un appello all’unione e alla sinergia: l’istituto ricorda infatti che se tutte le imprese del settore adottassero le stesse strategie di marketing sull’export che vengono ad esempio proficuamente utilizzate in altri comparti come quello alimentare, le esportazioni potrebbero crescere di un ritmo molto superiore a quello finora stimato da qui al 2018: + 5%.

 

 Anche per questo motivo, aggiungono i consulenti di Ego International Group, diviene fondamentale cercare di ricorrere a un supporto da parte di personale qualificato che possa formalizzare una strategia ad hoc per poter penetrare con maggiore efficacia sui mercati esteri, ottimizzando ogni sforzo verso il raggiungimento di tale obiettivo di prioritaria crescita.

 

Detto ciò, Sace ricorda come molto vi sia da fare sotto il profilo del marketing per quanto attiene l‘export dei macchinari. Partendo, se possibile, da un positivo contrasto: sebbene in tutto il mondo l’Italia sia conosciuta soprattutto per l’alimentare, il cibo pesa solamente per il 7% dell’export tricolore, mentre i macchinari – pressochè “sottovalutati” in ambito di commercio estero – hanno un peso triplo sull’alimentare, con un fatturato export di 74 miliardi di euro. Dove sta, dunque, l’errore interpretativo?

 

La vera differenza tra l’alimentare e i macchinari, è che il primo settore continua a crescere con un ritmo nettamente superiore a quello dei macchinari, le cui vendite all’estero cresceranno “solamente” del 5% fino al 2018, toccando quota 90 miliardi di euro. Un fatturato non certo sottovalutabile che, ricorda ancora il Rapporto Sace, è tuttavia sottostimato rispetto alle reali potenzialità delle aziende italiane, che con una maggiore concentrazione di marketing (sinergicamente a quanto potrebbero realizzare in tal proposito le istituzioni nazionali) potrebbero ottenere un fatturato aggiuntivo di altri 12 miliardi di euro.

 

Dunque, è presto svelata la differenza tra quanto avviene e quanto potrebbe avvenire. Da una parte sono universalmente note le positive caratteristiche qualitative dei macchinari italiani, con specificità tali da ritenerli poco esposti alla concorrenza low cost, tipicamente cinese. Dall’altra parte vi è però un comportamento ancora poco propenso a investire, e la difficoltà a orientare congruamente la propria bussola sui mercati internazionali.

 

Ebbene, proprio tale distanza di intenti sta impedendo alle piccole e medie imprese italiane di poter beneficiare pienamente delle enormi opportunità formatesi e in corso di formazione. Sace, nel suo dossier, sottolinea ad esempio come l’export delle pompe e dei compressori sia cresciuto di circa il 4,8 per centuo annuo tra il 2009 e il 2014, in un contesto in cui alcune delle economie hanno richiesto i prodotti di simili settori con propensioni pari anche all’80% (Arabia Saudita). Il discorso è simile nel settore dei motori e delle turbine: in tale ambito Sace ricorda come l’Italia esporti in Thailandia solamente 20 milioni di euro di tali prodotti, ma che il Paese abbia domandato beni per oltre 3,5 miliardi di euro nel solo 2014.

 

L’elenco è piuttosto lungo. Dalle macchine utensili alle macchine per l’imballaggio, passando anche per i macchinari legati all’industria alimentare, vi è la visione di un bicchiere contemporanemente mezzo pieno (l’export italiano continua ad essere in incremento in tutti i settori dei macchinari, e sempre più apprezzato su base mondiale) e mezzo vuoto (si potrebbe fare molto di più).

 

Se desiderate saperne di più sulle potenzialità dell’export macchinari nei mercati europei ed extra europei, vi consigliamo di consultare i nostri esperti Ego International Group: una prima consulenza gratuita e immediata, per scoprire quanto sia semplice condurre la vostra azienda al successo.