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Export meccanica in forte sviluppo

I dati di vendita degli ultimi mesi confermano la meccanica quale settore di maggior prestigio della produzione italiana, in grado di riservare la formazione di un surplus commerciale che – nonostante la congiuntura economica sfavorevole – si aggira intorno ai 31 miliardi di euro. Stando a quanto affermano i dati Federmacchine, nel corso del primo semestre il commercio estero dei beni strumentali è cresciuto del 6,8 per cento, con una più significativa contribuzione da parte dei mercati di Stati Uniti e Russia al di fuori dei confini continentali, e di Germania e Francia al loro interno. In controtendenza i mercati asiatici e, in particolare, le due economie maggiormente emergenti, Cina e India.

 

Per quanto invece concerne i beni della c.d. meccanica varia, l’export viene stimato in 25,5 miliardi di euro, pari a quasi il 57 per cento della produzione. Al di là di tale scissione numerica, la considerazione fondamentale sembra essere una sola: chi vuole svilupparsi non può che puntare sui mercati internazionali, visto e considerato che la domanda interna è in difficoltà, e potrebbe non riprendersi ancora per un breve – medio termine da interpretare.

Pur con possibili rallentamenti nel corso delle prossime settimane, pertanto, il ritmo dinamico dell’export dovrebbe garantire sufficiente soddisfazione agli operatori di mercato e, in particolar modo, a chi opera negli impianti legati all’edilizia e nella logistica e movimentazione delle merci. Bene anche il settoer alimentare, con dati di sviluppo delle vendite estere superiori all’8 per cento su base annua. “È un buon risultato” – spiega il presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua, sulle pagine de Il Sole 24 Ore – “ma potremmo fare di più, considerando che Francia e Germania hanno una quota di ricavi esteri di 6-9 punti superiore. Da un lato paghiamo l’assenza di una grande catena di distribuzione italiana forte anche oltreconfine, sarebbe per noi il primo ambasciatore del made in Italy. C’è poi il fenomeno drammatico della contraffazione e dell’imitazione di nostri prodotti, stimato nel mondo in ben 60 miliardi. Basterebbe recuperare il 10-20% di quella cifra per cambiare la bilancia commerciale del settore”.