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Export meccanica strumentale, target 100 miliardi entro 3 anni?

L’obiettivo è ambizioso, ma per uno dei massimi punti di prestigio del commercio estero italiano, niente (o quasi) è impossibile. E dunque, val la pena cercare di comprendere se le stime di Sace – che ritiene possibile raggiungere un traguardo di 100 miliardi di valore di export per la meccanica strumentale italiana entro il 2019 – possano essere giudicate congrue, o il frutto di una visione troppo ottimistica.

Quanto pesa la meccanica strumentale sull’export italiano

Il punto di partenza non può che essere rappresentato dall’analisi dell’evidenza secondo cui la meccanica strumentale, già oggi, costituisce la prima voce dell’export italiano dei beni, con un valore di 82 miliardi di euro. Il nostro Paese, in tale ambito, è il quinto per importanza, e vanta dei veri e propri primati globali in alcuni segmenti come la realizzazione di macchine per il packaging o, ancora, la realizzazione di macchine per la lavorazione della plastica e della gomma. Chi sono i principali concorrenti I più importanti competitors delle aziende italiane sono rappresentate dalle imprese tedesche, cinesi e statunitensi. Una concorrenza certamente agguerrita, nei confronti della quale le aziende tricolori – prevalentemente rappresentate da iniziative imprenditoriali a carattere familiare – hanno comunque potuto rispondere in modo più che opportuno, esercitando costanti ricorsi agli impieghi in ricerca, sviluppo e innovazione. Come si finanziano le imprese del settore Anche per le imprese che esportano meccanica strumentale, la fonte di finanziamento primaria rimane il debito bancario: il ricorso agli istituti di credito è pertanto ancora indispensabile, mentre sono fortemente minoritarie le imprese che emettono titoli di debito (obbligazioni) o cercando di reperire capitale di rischio mediante processi di quotazione, o ancora cercano supporto nei fondi di private equity e di venture capital. Si noti come, anche a causa della lunga criticità economico finanziaria, sia cresciuto il livello di imprese che ha dovuto far ricorso all’autofinanziamento, con un grado di patrimonializzazione oggi pari a circa il 30 per cento (era meno del 25 per cento nel 2007), e con leva finanziaria calata dal 4,2 per cento al 3,4 per cento.

Il futuro delle imprese del comparto

Le imprese che operano nel comparto della meccanica industriale sembrano aver compreso in misura crescente quale possa essere l’utilità di ricorrere ai mercati esteri. Ne è dimostrazione il fatto che, secondo Sace, un terzo delle stesse si stia preparando ad approcciare o a sviluppare nuovi mercati, con nuovi prodotti e maggiore personalizzazione. Ancora il 16 per cento lo sta facendo per investire nella rete commerciale, mentre il 10 per cento lo sta facendo con innovazioni di processo e introduzione di nuove tecnologie. Per quanto attiene le valutazioni, l’85 per cento delle imprese interessate ritiene che il 2016 sarà migliore o uguale al 2015. Le stime Sace, in proposito, asseriscono di uno sviluppo dell’export pari al 3,8 per cento. Dove esportano le imprese della meccanica L’eurozona è il primo mercato di destinazione per la meccanica strumentale tricolore, ma sono ben consolidate (e in certi casi, in dinamica crescita) le vendite all’estero in Nord America, in Medio Oriente e in Nord Africa. Quanto basta, comunque, per non sottovalutare la possibilità di diversificare il proprio portafoglio commerciale, arricchendolo delle opportunità riscontrabili in favore di “nuovi” mercati come il Centro e il Sud America, l’India, l’area Pacifico e l’Africa subsahariana.

Obiettivo 100 miliardi: raggiungibile o no?

A margine di tali valutazioni statistiche, si può cercare, pur brevemente, di comprendere se effettivamente l’obiettivo dei 100 miliardi di euro di export per la meccanica sia effettivamente raggiungibile. Per quanto le prospettive siano positive, colmare i 18 miliardi di euro di export che mancano da qui al 2019 sembra essere un target eccessivamente ambizioso. Il quale, tuttavia, non è affatto detto che non possa essere effettivamente raggiunto. Molto dipenderà dal modo in cui, nei prossimi 12 – 18 mesi, possano essere posti a disposizione nuovi investimenti in efficienza, e al modo in cui sarà possibile disporre di strade più o meno agevolate al mercato dei capitali, oltre che sul godimento di politiche industriali che dovranno essere maggiormente incentrate al sostegno di settore. Se desiderate saperne di più sulle occasioni che l’export della meccanica strumentale può conferire alle imprese italiane, vi consigliamo di contattare i consulenti EGO International Group.