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Export pecorino: nessuno meglio di lui tra i prodotti italiani

Stando a quanto afferma una recentissima analisi della Coldiretti, il prodotto che ha riscontrato la maggiore crescita tra le esportazioni italiane nel 2016 è il formaggio pecorino, che può ben vantare un incremento delle vendite del 23% sui mercati stranieri. Un trend straordinariamente dinamico, che è 7 volte l’incremento medio dell’export italiano, che nello stesso periodo è cresciuto, in valore, del 3,5%.

Su quali siano le principali determinanti che hanno permesso al pecorino di balzare in vetta alla corposa lista dei prodotti maggiormente commercializzati all’estero, non vi sono dubbi: a contribuire in maniera decisiva sono state le prestazioni realizzate nei confronti del mercato statunitense, con export cresciuto del 28% nel periodo, confermando gli USA il principale mercato di sbocco del pecorino italiano. In termini di destinazioni geografiche, molto bene anche Gran Bretagna (+ 22%) e Francia (+ 16%). In Asia, il Giappone porta in dote una crescita del 9%, mentre in Cina l’aumento è addirittura del 500%, sebbene in questo caso i controvalori siano ancora relativamente ridotti.

Chiare sono anche le provenienze delle merci esportate. Per individuare i territori di partenza, è infatti sufficiente comprendere dove si concentrano i livelli di produzione italiani: se infatti l’Italia è un Paese dove ci sono 6,2 milioni di pecore allevate e circa 700 mila capre, è anche vero che più della metà (3,2 milioni) si trovano nella sola Sardegna, contro le 770 mila della Sicilia, le 630 mila del Lazio e le 420 mila della Toscana.

Ragionando in termini produttivi, afferma inoltre il dossier della Coldiretti, emerge come la produzione di latte ovino in Italia abbia toccato quota 400 mila tonnellate, contro le 28 mila tonnellate del caprino. La produzione di formaggi di pecora sale a 67 ila tonnellate l’anno, e solo per il Pecorino Romano Dop si parla di circa 25 mila tonnellate, esportate per il 60%.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perchè se da una parte emerge una chiara soddisfazione per quel che si è fatto, emerge altresì un pizzico di delusione per quel che si sarebbe potuto fare con azioni drastiche di contrasto ai prodotti contraffatti. Per Coldiretti, infatti, negli Stati Uniti si producono oltre 20,5 milioni chili di Pecorino Romano & co., ogni anno, senza i canoni della denominazione italiana (e non ottenuti con latte di pecora).

Tornando ai dati di business, sottolineiamo infine come l’incremento dell’export di pecorino abbia contribuito in misura significa alle prestazioni positive dell’intero comparto agroalimentare italiano, che nel 2015 ha toccato quota 36 miliardi di euro, con un incremento del 7% che è il doppio rispetto al trend medio dell’export italiano. Una percentuale di sviluppo straordinaria, trainata al rialzo anche dal + 11% per l’ortofrutta, il + 10 % per l’olio di oliva, il + 9% per la pasta, il + 6% per il vino.

“L’agroalimentare è il secondo comparto manifatturiero Made in Italy che svolge però anche un effetto traino unico sull’intera economia per l’impatto positivo di immagine sui mercati esteri dove il cibo Made in Italy è sinonimo di qualità” – dichiara il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, per poi aggiungere che – “non si e’ mai consumato cosi’ tanto Made in Italy alimentare nel mondo certamente per le condizioni economiche positive dovute alla ripresa internazionale e ai tassi di cambio favorevoli su mercati importanti come quello statunitense ma anche perche’ l’Italia ha saputo cogliere l’opportunita’ di Expo per raccontare al mondo il modello agroalimentare e i suoi valori unici”.