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Export Turchia: qualche ragione per scommettere su Ankara

 

La continua crescita dell’economia turca, e la stabilità del suo sistema creditizio e commerciale, continuano ad attrarre un numero sempre maggiore di imprese italiane, interessate alle opportunità di export verso le principali metropoli nazionali. Ecco qualche buon motivo per scegliere la Turchia quale partner commerciale, anche nel 2013.

 

 

La Turchia sembra esser ben lontana dalle turbolenze degli anni ’90, ed oggi in grado di rappresentare un naturale mercato di destinazione per i prodotti italiani. È sufficiente, d’altronde, osservare i dati recentemente pubblicati dal ministero del Commercio di Ankara per potersi render conto di quanto sia consistente l’esplosione dell’export Turchia negli ultimi anni.

 

Stando agli elementi statistici forniti dall’esecutivo turco, infatti, nel 2011 l’interscambio commerciale tra il nostro Paese e quello di destinazione è stato pari a oltre 21 miliardi di dollari, in incremento del 28 per cento su base annua, e in grado di rendere l’Italia quarta nazione al mondo dei Paesi partner della Turchia dopo Germania, Russia e Cina. Complessivamente, l’export Turchia dell’Italia è stato pari a 13,45 miliardi di dollari (in incremento del 32 per cento), mentre l’import è cresciuto a quota 7.85 miliardi di dollari (in apprezzamento di oltre 20 punti percentuali). Sempre secondo le osservazioni statistiche di Ankara, le imprese italiane che operano in Turchia sono 936, con tre nuove aggiunte nel corso del mese di giugno.

 

 

Per comprendere come mai la Turchia stia esercitando un grado di attrazione così significativo nei confronti degli operatori italiani, si consideri, ad esempio, i dati sulla sua dinamica economica. La produttività turca è infatti stata ben in grado di resistere alle più recenti turbolenze, con un livello di debito pubblico e privato sostanzialmente contenuto, e un impianto creditizio che sembra aver già dimostrato il proprio livello di maturazione sostanziale. In aggiunta, sottolineiamo come non debba certo spaventare il rallentamento in corso: dopo la crescita del Pil del 9% nel 2010 e dell’8,5% nel 2011, il 2012 dovrebbe vedere l’economia turca crescere del 3,6%, per una percentuale comunque ritenibile soddisfacente, e in grado di dimostrare come Ankara si sia lasciata alle spalle le “altalene” che avevano contraddistinto gli anni ’90.

 

 

Se quanto sopra non dovesse essere sufficiente, ricordiamo come la Turchia occupi una posizione strategica invidiabile, in grado di renderla ponte verso l’Est e territorio vicino all’Europa, ma non certamente coinvolta nel centro delle sue difficoltà continentali. Ne è derivata la possibilità di stringere legami sempre più forti, che Ankara è altresì riuscita a diversificare con partner extra comunitari. Le recenti crisi siriane potrebbero infine nuocere all’import turco verso Oriente, generando un beneficio verso i più stabili partner europei.

 

 

Il Paese sembra infine essere in grado di compiere notevoli passi in avanti nei confronti di uno dei dati macroeconomici che negli ultimi anni aveva destato maggiore preoccupazione: l’incremento del costo dei beni di consumo. Il tasso di inflazione ha abbandonato le due cifre che avevano contraddistinto il 2011, scendendo ora al 9 per cento e puntando verso un drastico calo sotto il 7 per cento entro i prossimi mesi (stime Banca centrale turca).