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Export Umbria, dove (e cosa) esportano i distretti regionali

Nel corso del primo trimestre del 2016, i distretti umbri hanno evidenziato una lieve flessione del flusso export, pur manifestando degli ottimi trend in alcune delle aree di maggiore focalizzazione. In particolar modo, nei primi tre mesi dell’anno il distretto del Mobile dell’Alta Valle del Tevere ha ottenuto risultati molto incoraggianti (+5,7% a/a), invertendo la tendenza del precedente trimestre e, pertanto, ricollocandosi in un territorio decisamente positivo.

Stando a quanto ricorda il dossier sui Distretti elaborato da Intesa Sanpaolo,  le prestazioni sono ottime soprattutto sui mercati dell’Inghilterra (+34,5% a/a), del Belgio (+27,9% a/a) e degli Stati Uniti (+27,4% a/a), la cui crescita è peraltro non recentissima (anche nel 2015 sono stati in grado di garantire ottime soddisfazioni agli operatori regionali), e che insieme al mercato francese, possono oggi rappresentare il 65% delle esportazioni complessive del distretto.

L’andamento è invece stabile (ma fa seguito all’ottimo + 7,5% a/a del 2015) per il distretto della Maglieria e dell’abbigliamento di Perugia. La stabilità su base annua non deve però sorprendere: la “colpa” del mancato incremento del giro d’affari estero è legata principalmente alla ottima prestazione conseguita nel primo trimestre 2015, che è oggi diventato una base di raffronto di difficile superamento (rappresentando il massimo livello di export mai raggiunto nel periodo). Tra i mercati più dinamici per il distretto, sottolineiamo come le produzioni della Maglieria e dell’abbigliamento di Perugia siano in corso di crescente diffusione soprattutto negli Stati Uniti (+7,2% a/a) e in Francia (+3,2% a/a) che si confermano come principali paesi di destinazione con una quota di export complessiva rispettivamente del 24% e di circa il 10%. Incoraggiante anche la ripresa delle esportazioni verso la Russia (+15,0% a/a).

Tra i distretti con prestazioni in flessione, rileviamo invece quello dell’Olio umbro, che anche nel corso della prima parte dell’anno ha prolungato il trend di diminuzionedell’export avviato nel corso del quarto trimestre 2014. A pesare sulle prestazioni commerciali del distretto sono soprattutto i forti arretramenti che le produzioni regionali hanno riscontrato nei confronti degli Stati Uniti (-53,5% a/a), che nel 2015 erano arrivati ad assorbire ben il 25,7% delle esportazioni del distretto. Altre tendenze territoriali negative hanno rilevato anche la Svizzera (-17% a/a), il Giappone (-30% a/a) e la Cina (-26% a/a): una flessione su alcune macro aree di riferimento che, purtroppo, non è stata sufficientemente compensata da andamenti positivi su altri mercati come il Regno Unito, con export pressochè raddoppiato. Ad ogni modo, la prestazione negativa del distretto dell’Olio dell’Umbria non dovrebbe allarmare: come altre realtà, ha infatti risentito principalmente delle scarse disponibilità interne della campagna precedente, mentre le previsioni per l’ultima campagna sono  di sicuro aumento.

 

Complessivamente, è intuibile come la prestazione totale dei distretti umbri sia stata da una parte favorita dall’ottimo andamento dell’export in alcuni mercati europei (Regno Unito e Belgio su tutti) e dall’altra parte sfavorita dal freno degli Stati Uniti. Si noti la buona ripresa delle esportazioni verso il mercato russo, soprattutto per quanto concerne le produzioni di maglieria e di abbigliamento.