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Export Usa, le imprese italiane non ne possono fare a meno

Sebbene il 2015 abbia segnato un rallentamento globale dei flussi commerciali, le imprese italiane hanno ben agito in controtendenza e – come sottolineato più volte dai consulenti EGO International Group – hanno potuto accelerare il proprio livello di internazionalizzazione, consguendo un buon incremento (in termini di volumi e di controvalore) delle esportazioni tricolori nel resto del mondo.

Come evidenziato dal “Rapporto Ice 2015-2016 sull’Italia nell’economia internazionale”, presentato qualche giorno fa a Milano insieme all’Annuario statistico dell’Istat su “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, infatti, nel corso del 2015 le esportazioni di beni e di servizi delle aziende italiane nel mondo sarebbero cresciute del 4,3 per cento rispetto al precedente 2014, per un controvalore di oltre 413 miliardi di euro e con un saldo commerciale che migliora grazie a un attivo di 45,2 miliardi di euro (e che conferma la natura dell’Italia quale nazione fortemente esportatrice, al lorod e al netto della componente energetica).

Non solo: oltre al controvalore del totale export, a crescere è anche stato il numero di imprese esporatrici, ora pari a 214 mila unità, in grado di vendere all’estero prodotti per un valore medio complessivo di 1,9 miliardi di euro. Un impegno collettivo che ha permesso il consolidamento della quota di export italiano sul totale delle esportazioni globali al 2,8 per cento, ponendo dunque una buona base per uno sviluppo ulteriore, in crescita sul 2013 e dopo sei anni di precedente flessione.

Introdotto tale dato di massima, appare altresì evidente come a spingere la corsa all’export di prodotti made in Italy, nel 2015, sia stato soprattutto il mercato nord americano e, in esso, quello statunitense. Il saldo positivo verso il Nord America è infatti salito da 18 a 24 miliardi di euro, e la crescita delle esportazioni italiane negli Stati Uniti è balzata del 21 per cento, permettendo all’Italia di conseguire la migliore prestazione dei 20 Paesi principali verso cui l’Italia esporta i suoi prodotti.

Per quanto attiene il futuro, l’obiettivo dichiarato del Sistema Italia è quello di permettere agli Stati Uniti di salire al secondo posto di destinazione dei prodotti made in Italy (attualmente sono al terzo posto), facendo leva sugli sforzi congiunti già pianificati (basti dare uno sguardo alle politiche di promozione del made in Italy sostenute dal governo), al rafforzamento del dollaro sull’euro (con la valuta statunitense che è prevista in ulteriore apprezzamento, soprattutto quando partiranno gli attesi rialzi dei tassi di interesse di riferimento da parte della Fed), alla ripresa dell’economia USA (più volte attestata dai dati macro in corso di pubblicazione), e così via.

Insomma, degli Stati Unti non si può fare a meno. E per il 2016, nonostante tale punto di maggiore cautela rispetto a quanto non fosse accaduto negli esercizi precedenti, val certamente la pena scommettere sopra il mercato nordamericano come territorio privilegiato di export. Per saperne di più, vi invitiamo a contattare i consulenti EGO International Group ePage Break organizzare un primo incontro conoscitivo.