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Export vino, rotta spedita verso gli Stati Uniti

Le aziende italiane esportatrici di vino lo sanno abbastanza bene, ma vale la pena ricordarlo: nel corso del 2014 il vero protagonista del mercato mondiale del vino sul fronte dei consumi sono stati gli Usa. E lo stesso dovrebbe avvenire nel corso del 2015, anno in cui varrebbe la pena riposizionare le proprie strategie di export privilegiando proprio il mercato a stelle e strisce.
In particolare, secondo quanto affermano gli ultimi dati resi noti dalla Iwsr (la International Wine and Spirit Research, Ricerca internazionale sui vini e sugli spiriti), gli americani entro il 2018  consumeranno ben 378 milioni di casse da dodici bottiglie, in incremento dell’11,3% rispetto allo scorso annoCon tali volumi, gli Stati Uniti si aggiudicano comodamente la palma di maggiori consumatori di vino al mondo, precedendo di circa 90 milioni di casse da dodici bottiglie la Francia (288,2 milioni, in calo del 2,8%), e la Germania (a 277,9 milioni di casse da dodici, in incremento dell’1,1%). La terza posizione tedesca è stata conquistata (purtroppo) ai danni dell’Italia, che pur confermandosi al quarto posto al mondo per consumo di vino, deve accontentarsi del quarto posto a quota 273,6 milioni di casse,, in calo del 5%. Occhi aperti anche nei confronti dell’export verso la Cina, visto e considerato che il Paese asiatico balza al quinto posto con 180,7 milioni di casse ma, soprattutto, una crescita del 24,8%.

Ma in che modo, dunque, poter costruire il proprio “portafoglio” ideale di destinazioni? Sebbene una scelta oculata non possa che essere declinata sul profilo della singola azienda, possiamo certamente consigliare di proseguire la strada già avviata dalle aziende italiane del vino negli ultimi anni, andando a conquistare quote di rilevanza nei mercati asiatici in altre aree emergenti. Guai tuttavia a sottovalutare il mercato americano: un approdo preferenziale per le aziende tricolori e, soprattutto, una vera e propria miniera per le imprese italiane, in grado di alimentare un consumo complessivo di 26 miliardi di euro, in aumento di circa un quarto rispetto ad appena cinque anni fa, e presto in grado di giungere a superare i 29 miliardi di euro (previsioni per il 2018).

Se dai consumi complessivi ci spostiamo sul fronte del consumo pro capite, le cose – naturalmente – cambiano in misura rilevante. Gli statunitensi si dimostrano infatti meno amanti del vino, con una quota di circa 10 litri a testa. In tale classifica sono proprio gli italiani a far da padrone, con una media di 48 litri, davanti a Francia (47 litri) e Regno Unito (24 litri). Attenzione, tuttavia, a non farsi trarre in inganno dai dati assoluti: appare infatti di particolare interesse comprendere come la tendenza al consumo di vino stia rapidamente diminuendo nel vecchio Continente, per incrementare di ottima lena oltre Oceano. Basti leggere i commenti rilasciati dai consumatori americani ai nostri vini su ogni recensione inerente al settore: li adorano.

Infine, se dal vino ci spostiamo nel settore degli spiriti, a dominare sono i cinesi grazie a una bevanda tipica locale del bajiu: la previsione per il 2018 è pari a 1.215 milioni di casse, con incrementi del 2,7% su base annua. Al secondo post troviamo invece la vodka, con consumi di 496 milioni di casse (+ 0,5%), mentre al terzo si piazza il brandy a quota 194,5 milioni di casse (+ 3,9%). Più distanziate il rum, il whisky, il bourbon, il cognac.