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Frutta secca, export inarrestabile +18,3%

Sarà stato il clima particolarmente mite che si è registrato nell’ultimo anno, o magari la ritrovata passione dei consumatori per l’alimentazione salutistica, fatto che sta la frutta secca non arresta la sua corsa, sia in termini di produzione che di export. Secondo gli ultimi dati di Istat e Fruitimprese l’export del comparto ortofrutticolo ha segnato nei primi otto mesi dell’anno un +4.8% rispetto allo stesso periodo del 2015, nel periodo analizzato l’Italia ha infatti esportato 2 milioni e 755mila tonnellate di prodotti ortofrutticoli per un valore pari a quasi 3 miliardi di euro. Ma è la frutta secca a registrare il balzo maggiore con un aumento del 18,3% delle esportazioni, che hanno sfiorato i 278 milioni di euro, questo nonostante nel periodo che va da gennaio ad agosto si sia registrato un leggero calo (-0,7%). Anche in questo caso l’export si rivela un salvagente per i piccoli produttori che da anni soffrono la stagnazione della domanda interna (-0,4%).

Spazi di mercato che si aprono

L’Italia del resto, nonostante il clima mediterraneo che ben si presta alla coltivazione di noci, mandorle e nocciole, rimane un forte importatore di frutta secca, nei primi 8 mesi dell’anno ne sono stati infatti importati 711 milioni, segno che la sola produzione italiana (che in gran parte si dirige a sua volta verso l’estero) è insufficiente a coprire il fabbisogno interno, pur con vendite che ammontano a 52.460 tonnellate. Il consumo medio pro-capite in Italia è fermo a 1,5 chili annui per abitante, un livello inferiore alla media europea, e a paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania. Le superfici coltivate registrano una crescita in Emilia-Romagna e Veneto per le noci e in Toscana, Piemonte, Puglia e Sicilia per le nocciole, il 2016 ha registrato un raccolto in crescita per il secondo anno consecutivo, le quotazioni rimangono però molto remunerative per gli agricoltori, nonostante l’aumento. Questo è dovuto principalmente ad un calo di produzione nei paesi competitor, come Turchia (primo produttore mondiale di frutta secca), Spagna, Stati Uniti e paesi dell’Est Europa, che apre nuovi spazi di mercato per le aziende italiane, anche in considerazione del fatto che quest’anno la produzione mondiale sfiorerà il milione di tonnellate, e se non si verificheranno surplus ci sarà spazio per tutti.

Un export che dà i suoi “frutti”

Oltre alla frutta secca, il reparto ortofrutticolo mostra ottime performance anche per l’export di agrumi (+18,3%) e ortaggi (+16,7%), in leggero calo invece la frutta fresca (-1,1%). Il saldo complessivo pende a favore dell’export per circa 510 miliardi di euro, segnando un +39,1% rispetto allo stesso periodo del 2015. A livello di volumi è sempre la frutta secca a trainare la crescita (+19,5%), seguita dalla frutta tropicale (+4,8%), mentre calano i volumi di frutta fresca (-12,4%) e ortaggi (-1,9%). Ad incrementare la percezione del valore dei prodotti italiani si aggiunge il fatto che esattamente 6 anni fa, il 17 novembre 2016 l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità la Dieta Mediterranea, di cui la frutta, specialmente quella secca, è parte integrante. Un successo dell’export italiano è aver fatto sì che lo stile alimentare mediterraneo abbia attecchito all’estero, gli Stati Uniti infatti negli ultimi anni hanno superato l’Italia nei consumi di olio e vino. Il settore ortofrutticolo italiano rappresenta sempre più un patrimonio di eccellenze e competenze da tutelare e valorizzare all’estero.