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I salumi italiani all’assalto del mercato cinese

La Cina negli ultimi anni si è consolidata come un partner importante, seppur ancora minoritario, per il mercato italiano. Nel periodo gennaio-luglio 2016 infatti le esportazioni italiane verso il gigante asiatico hanno si sono attestate sui 179,5 milioni di Euro. Ad andare all’assalto di questo mercato dalle enormi potenzialità sono ora i salumi italiani, che possono approfittare dell’apertura del governo cinese alle importazioni di carni suine fresche e di breve stagionatura, una decisione che fa seguito ad anni di trattative per far sì che la Cina rimuovesse le barriere sanitarie innalzate dal governo, nel timore della malattia vescicolare, problema ormai circoscritto se non debellato.

Diverse aziende di macellazione italiane stanno presentando la domanda di abilitazione a vendere nel paese asiatico e si prevede che molte altre si aggiungeranno alla lista d’attesa. Il vero boom dell’ export di carni suine verso la Cina è atteso per il 2017. Secondo le stime di Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi) l’ingresso nel mercato cinese dovrebbe generare già nell’immediato un giro d’affari di 50 milioni di euro, che si aggiungerà ai 650 milioni di euro costituito dall’export dei salumi italiani verso gli altri paesi. Attualmente i principali sbocchi dell’export salumiero sono i paese UE, con in testa la Francia, ma si punta molto anche ad un consolidamento del mercato Usa, già principale partner delle aziende italiane.

Il mercato cinese si mostra particolarmente appetibile anche per il settore caseario, per il quale l’export si conferma un importante salvagente di fronte al calo della domanda interna, il cui volume d’affari è passato dai 6,9% miliardi del 2012 ai 6,3 del 2015. Secondo le stime del Centro Studi e Ufficio Internazionalizzazione di Confcooperative i formaggi DOP italiani godono infatti di ottima fama presso i consumatori asiatici, si prevede infatti un incremento del 18% del commercio di prodotti lattiero-caseari verso la Cina, a cui si aggiunge una previsione del +13% verso l’India. 

Il mercato alimentare italiano si prepara insomma ad aggredire la Cina forte della sua tradizione e delle sue eccellenze.