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Il vino italiano conquista la Cina

Il vino italiano rappresenta da sempre la punta di diamante del settore food italiano, ed era solo questione di tempo prima che il duro lavoro dei viticoltori italiani si affermasse sul mercato cinese, ad attestarlo sono gli ultimi dati di Nomisma. Nei primi otto mesi del 2016 l’export vinicolo verso la Cina ha infatti toccato quota 1,4 miliardi, segnando un +24% e contribuendo alla crescita dell’export del Made in Italy del +30,4%. Certo la quota di mercato italiana è ancora troppo bassa per parlare di top export (5,5% del totale), ma i margini di crescita sono notevoli considerando il gran numero di etichette italiane e la rapida crescita del potere di spesa del gigante asiatico.

Gli effetti di politiche promozionali efficaci

La performance dei produttori di vino italiani ha sbaragliato il settore con una sovraperformance del 24,2%, questo si deve anche alle politiche promozionali messe in atto in Cina dal governo italiano, accompagnate da un presidio capillare sul territorio cinese volto a far conoscere le grandi etichette italiane e a recuperare il gap accumulato nel corso degli anni. La Cina in appena tre anni ha raddoppiato le importazioni di vino, scavalcando il Canada al quarto posto della classifica mondiale dei consumatori, ed avvicinandosi a superare la Germania, che prevedibilmente scavalcherà entro il 2017. I risultati sono ottimi ma ancora decisamente limitati rispetto al potenziale italiano, basti pensare che la Francia è al primo posto nel mercato mondiale con una trentina di vitigni, mentre in Italia ce ne sono 300. A questo si aggiungono i mancati accordi sui dazi, che devono prima passare da Bruxelles, mentre competitor come Australia e Cile hanno vita più facile, in quanto hanno stabilito a livello nazionale accordi vantaggiosi con Pechino.

Un mercato giovane e digitalizzato

Pur essendo presenti dati molto dettagliati sull’export quelli relativi al consumo non sono di facile lettura, vista la vastità del territorio cinese a della frammentata distribuzione, si sa però che in Cina il vino è percepito con un prodotto trendy, rivolto principalmente al mercato giovanile. Il vino resta però percepito come un prodotto di nicchia da consumare in occasioni speciali, sono rari infatti i consumatori abituali che lo preferiscano alla birra (che monopolizza l’80% dei consumi alcolici) o al sakè, infatti gli spumanti godono di grande fama presso il mercato cinese. Per migliorarne la penetrazione è necessario puntare sull’e-commerce, la Cina infatti ha una popolazione molto digitalizzata con circa 688 milioni di utenti internet su un bacino di 1,4 miliardi di abitanti.

Una produzione in crescita

I principali riceventi del vino italiano restano Stati Uniti e Germania e Gran Bretagna, dove ancora non si nota l’effetto Brexit, il Veneto si conferma la regione più produttiva, seguita da Puglia ed Emilia-Romagna, le tre regioni che da sole producono oltre metà del vino italiano. Secondo Assoenologi la produzione a fine 2016 si attesterà sui 49 milioni di ettolitri, un dato superiore 45,4 milioni di ettolitri che costituiscono la media del decennio 2006/2015. Si prevede però una stagnazione dei consumi interni, che attesteranno sui 36 litri pro-capite, a fronte dei 45 che si registravano nel 2007, da qui si comprende l’importanza per le aziende italiane di puntare con decisione sui mercati esteri per mantenere alta la produzione. EGO International è da sempre da parte delle aziende per fare conoscere al mondo la qualità e il gusto del Made in Italy.