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Industria del vetro situazione attuale e tendenze per l’export

Stando alle più recenti elaborazioni sui dati Istat, l’industria del vetro in Italia occupa 4.130 imprese e quasi 40.000 persone, con un fatturato di oltre 6,3 miliardi di euro e un tasso di propensione all’export pari al 34,6%, inferiore, pertanto, al dato sulla propensione all’ export del manifatturiero italiano. Secondo Assovetro e le sue statistiche relative alla fine del 2013 (non sono ancora disponibili dati consuntivi sul 2014), la produzione nazionale di vetro e prodotti in vetro è risultata pari a 4.771.343 tonnellate a fronte delle 4.879.471 tonnellate del 2012, con un decremento complessivo del 2,2% che denota, principalmente, un rallentamento delle attività interne, a fronte di una migliore tenuta delle esportazioni del vetro. (cresciuto mediamente del 3% annuo nell’ultimo triennio).

In tal proposito, è bene ricordare come il settore sia fortemente in surplus nella sua bilancia commerciale, con un saldo che alla fine del 2013 era pari a 749 milioni di euro, frutto di export per circa 2,2 miliardi di euro, e import per 1,45 miliardi. Prima di comprendere quali siano le regioni maggiormente attive sul fronte delle esportazioni di settore, e quali le preferite destinazioni, cerchiamo tuttavia di fornire uno sguardo più approfondito sui singoli settori, secondo le elaborazioni fornite da Assovetro.

Sotto-settori

Vetro piano
Il settore industriale del vetro piano comprende la produzione del vetro tirato in lastre, delle lastre di vetro greggio e di float. Attività che oggi vengono svolte in tutto il Paese (tranne il primo segmento), con un quantitativo tuttavia in forte diminuzione: 729.586 tonnellate nel 2013, con un decremento del 17,5% rispetto al 2012.

Vetro cavo
La produzione di vetro cavo viene effettuata da aziende presenti su tutto il territorio nazionale. “Tale settore comprende la produzione degli imballaggi di vetro (bottigliame, fiaschi, e damigiane), della flaconeria destinata all’industria farmaceutica, cosmetica e profumeria, dei vasi alimentari e degli articoli per l’uso domestico (bicchieri, piatti, accessori per la tavola, ecc.)” – ricordava Assovetro, sottolineando che nel suo complesso “la produzione di vetro cavo nell’anno 2013 risulta essere pari a 3.593.471 tonnellate, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’1,6%”.

Nel maggior dettaglio, fanno parte i seguenti comparti: bottigliame (produzione 2013 di 3.070.637 tonnellate, con un incremento rispetto al 2012 del 2,14%); flaconeria (produzione 2013 di 141.042 tonnellate, con un decremento rispetto all’anno precedente del 9,3%); vasi alimentari (produzione 2013 di 233.623 tonnellate, in incremento dell’1,7% rispetto al 2012); articoli per uso domestico (produzione di 148.169 tonnellate, in flessione dell’3% rispetto all’anno precedente).

 Lane e filati di vetro
La produzione nazionale di lane e filati di vetro viene effettuata prevalentemente nel Nord Italia, e nel 2013 ha registrato una flessione su base annua del 14,9%, con produzione di 81.486 tonnellate.

Cristalli e vetri lavorati a mano
Secondo stime di Assovetro la produzione del 2013 ha registrato un aumento dell’1,5% rispetto al 2012 fermandosi a 95.500 tonnellate.

 Altri lavori in vetro
Sempre secondo le stime di Assovetro, gli articoli che fanno parte del segmento residuale vengono dislocate principalmente nel nord dell’Italia, con produzione di 271.300 tonnellate, in aumento dello 0,5% rispetto allo scorso anno.

Composizione regionale
La produzione di vetro e prodotti in vetro è principalmente concentrata nelle regioni del Nord Italia. Ne deriva che sono proprio le regioni settentrionali (Veneto, Lombardia, Emilia – Romagna, Piemonte, Toscana, Friuli Venezia Giulia) a rappresentare le principali regioni esportatrici di vetro. Nel centro – sud Italia si evidenziano le buone prestazioni dell’Abruzzo, della Campania e del Lazio. Analizzando i dati per provincia, il distretto più prolifico sul fronte dell’export è quello di Parma, con un peso sul totale dell’export italiano che è salito dall’11% del 2000 al 14% del 2013, precedendo dunque la provincia di Chieti (12,1%) e quella di Milano, il cui trend è rapidamente decrescente (dal 15,5% del 2000 al 9,2% del 2013).

 Mercati di sbocco
I principali mercati di sbocco per le esportazioni di vetro si trovano nell’Europa Occidentale che oggi assorbe circa la metà di tutto l’export italiano. Si tenga tuttavia conto che il peso relativo dell’Europa Occidentale sta gradualmente diminuendo, in favore delle aree emergenti e dei nuovi Paesi Ue: ne è dimostrazione il fatto che il peso dell’export dell’area geografica dell’Europa Occidentale ha perso circa 8 punti percentuali, passando dal 68,9% del 2000 al 60,8% % odierno. Tra le altre aree di destinazioni preferenziali, spicca il peso dei nuovi Paesi Ue (9,9%), area NAFTA (9%), resto dell’Europa (6,3%), Nord Africa e Medio Oriente (5,7%). Su tali proporzioni è già possibile compiere una prima riflessione di natura significativa: contrariamente al totale dell’industria manifatturiera, quella del vetro si scopra molto più polarizzata all’interno dei confini continentali, dimostrandosi meno propensa a sfruttare le buone opportunità che si possono facilmente trovare altrove. In riferimento ai Paesi di destinazione, il più importante si conferma essere quello francese (19,5%) di tutto l’export, seguito da Germania (14,3%), Stati Uniti (6,8%), Regno Unito (6,5%) e Spagna (5,4%).

 Concorrenza
L’Italia è il sesto esportatore al mondo di vetro e prodotti in vetro. La principale concorrenza è rappresentata dalle produzioni cinesi a basso prezzo, con Pechino che, oggi, può arrivare a pesare per circa un quarto di tutto l’export globale di settore. Gli altri Paesi che esportano di più dell’Italia sono il Giappone, la Germania, gli Stati Uniti e la Francia

Così come in altri settori manifatturieri, anche in tale comparto è bene ricordare come la forza italiana sia principalmente concentrata nella produzioni di fascia alta: le vendite di prodotti classificati “ad alto prezzo” assorbono infatti il 61,2% di tutto il commercio estero italiano, contro il 49,1% del 2005 e il 36,6% del 2000, a conferma della volontà di concentrarsi su produzioni di pregio, di facile riconoscibilità.