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Industria meccanica, crisi alle spalle grazie all’export

 

A leggere i dati statistici degli ultimi anni, appare chiaro come l’industria meccanica sia stata uno dei comparti produttivi che è riuscita a reggere meglio l’impatto della lunga crisi economico – finanziaria. E, in fondo, la migliore sintesi di tale affermazione si trova nel dato recentemente riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, che ha sottolineato come l’indice di produttività del settore, nel 2015, avrà un incremento tale da poterlo ricondurre sui livelli sperimentati circa 10 anni fa, quando le criticità globali erano ancora lontane. Ma non solo: produzione, occupazione e – soprattutto – export, sembrano suggerire un favorevole sviluppo di un comparto che, contrariamente a quanto si possa immaginare, ha una fortissima rappresentanza di piccole e die medie imprese.

In tal proposito, anzi, è opportuno sottolineare come siano state proprio le piccole e medie imprese a segnalare le prestazioni più convincenti del comparto, con progressioni più ampie rispetto alla media del settore. quanto sopra non deve sorprendere: l’industria meccanica è un ambiente talmente ampio e segmentato che al suo interno è comune vedere operare fianco a fianco industrie di grandi dimensioni e piccole realtà. Operatori radicalmente differenti per quanto attiene le caratteristiche di business, ma che sono accomunati dal miglioramento dell’export riscontrato nell’ultimo decennio, e in grado di controbilanciare flessioni nei consumi interni (un po’ come, d’altronde, avvenuto nella maggior parte degli altri comparti dell’economia italiana).

 

Per quanto attiene i maggiori successi internazionali, il commercio estero verso gli Stati Uniti merita certamente un cenno di rilievo, considerando che gli Usa nel 2014 hanno fatto registrare un incremento del 19,9%, permettendo a tale mercato di posizionarsi come la migliore destinazione per la meccanica made in Italy. Positiva anche la crescita della Cina (attuale sesto mercato per valore assoluto dell’export), con un incremento simile a quello degli Stati Uniti. Ancora più dinamica la crescita delle esportazioni in Corea, con un incremento del 21,1% (il record, su base annua).

 

Per quanto attiene le determinanti che hanno condotto le imprese italiane della meccanica a ottenere un così vistoso successo in terra nordamericana, il riferimento è certamente legato sia ad ambiti valutari (con un euro sempre più svalutato nei confronti della valuta verde) sia ad ambiti strutturali (la crescita economica statunitense). Dunque, sottolineano ancora i consulenti di Ego International Group, è ancora il mercato americano quello che può fare la reale differenza per le imprese italiane, in termini di volumi e valori.

Ad ogni modo, non di sole stelle e strisce si vive. Pertanto, i consulenti Ego sottolineano come ampi margini di crescita esistano nei confronti del mercato cinese, dove il made in Italy può contare su un appeal forte e in crescita, e dove la strada da fare in termini di penetrazione del territorio è elevatissima. Nel mercato asiatico la produzione italiana sta concorrendo con quella tedesca e di altri competitor internazionali, spartendosi fette di un mercato importante, ma non di certo unico riferimento per le aziende tricolori.

 

Tra gli esempi più alternativi e profittevoli, un cenno deve essere ricondotto a quello dell’Arabia Saudita, che nel 2014 occupava la settimana posizione nella classifica dei Paesi di destinazione dell’export manifatturiero meccanico, con un totale di 824 milioni di euro (dati Anima), in aumento rispetto ai 754 milioni di euro del 2013.

 

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