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Italia, resiste meglio chi esporta

Dilazione nel pagamento dei crediti: è questa la dura realtà che gli imprenditori italiani devono affrontare ogni giorno. Clienti che non riescono a saldare i conti, pubbliche amministrazioni che pagano dopo mesi di attesa e credit crunch, il razionamento del credito da parte delle banche, sono le bestie nere delle imprese. Senza dimenticare le tasse. Secondo il Centro studi di Confindustria nel 2013 il nostro Paese sarà in recessione e la pressione fiscale sfonderà il tetto del 50%, con un Pil previsto in calo già a partire dall’anno prossimo.

 

In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore Enrico Frigerio, presidente di Assofond, ha spiegato che nel 2012 gli imprenditori dovranno affrontare due grosse incognite: il credito e l’energia. La federazione nazionale fonderie stima un aumento dei costi dell’energia del 25%. Alle bollette più care si accompagnerà, secondo Frigerio, un maggiore spread applicato dalle banche sui mutui. La previsione degli industriali è che questo valore aumenterà di tre volte dall’attuale 2,5%, con il risultato che chiedere un prestito potrebbe trasformarsi in un salasso per gli imprenditori.
 
Resiste meglio chi lavora sulle esportazioni e non limita i suoi affari al mercato interno. Secondo Roberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo, “non avendo risorse infinite la nostra associazione punta prioritariamente a Cina, India, Russia, Turchia e Polonia. Il nostro settore in Italia soffre la debolezza del potere d’acquisto delle famiglie ma il salvagente è rappresentato dall’export. L’obiettivo 2012 è tenere le posizioni”. Più pessimista Paolo Culicchi, presidente di Assocarta. “La domanda è debole” ha dichiarato, “e i provvedimenti per lo sviluppo, auspicabili e necessari, credo potranno avere effetti concreti solo dopo qualche mese dalla loro approvazione. Ci aspettano sei mesi molto difficili”.