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Italia-Russia, a salvare l’export sarà la tecnologia

Giudizi e opinioni positive degli esperti export della nota azienda, leader per i servizi di internazionalizzazione: “dal 2014 si sono aperti nuovi scenari di business circa le innovative tecnologie per l’industria hi-tech, nella ricerca tecnico-scientifica e nell’Ict”.

Saranno l’innovazione e gli strumenti informatici che per il futuro potranno tenere alto il livello dell’export Made in Italy in Russia. Si aprono nuovi scenari di business per le aziende italiane nei settori innovativi dell’industria  della ricerca tecnico-scientifica e dell’information and communication technology.

Il clima di timore e di tensione che ancora tocca l’economia nazionale non frenerà  infatti la domanda della nazione russa di soluzioni di qualità del Bel Paese. Una strategia efficace, anche per il know how italiano, che ha fatto crescere il Pil italiano di circa il 2%, con l’obiettivo di arrivare al 10% entro il 2020.

Sull’andamento dell’export italiano in Russia nel 2015 si tratta di numeri rilevanti e che in tendenza porteranno il saldo del nostro export un 35% in più rispetto il 2009. Tuttavia, in attesa di una distensione religiosa, politica ma anche economica, i margini per investire in Russia sono molto ampi e passano proprio dall’innovazione.
Occorre sfruttare la fase di apertura al mercato italiano a livello industriale e infrastrutturale verso una Russia aperta ai nostri prodotti di alta qualità ed eccellenza in campo hi-tech e software.

Basti pensare che negli ultimi 10 anni sono sorti circa 150 parchi tecnologici e industriali in ben 50 regioni, tutto accompagnato da progetti didattici e universitari verso la direzione scientifica. Tuttavia come afferma il ministro degli Esteri italiano, “La Russia ha bisogno non solo di Made in Italy ma di Made with Italy”. C’è bisogno di un forte connubio tra le due realtà in campo export al fine di rafforzare i rapporti export e far crescere opportunità commerciali floride e durature.

E non a caso anche i cinesi (quasi per ossimoro) apprezzano la tecnologia italiana. Come recita La Stampa “La Cina punta sulla tecnologia e la ricerca Made in Italy e mette a segno un doppio colpo. Il primo, più corposo, è del colosso dei macchinari edilizi Zoomlion, che per 70 milioni di euro,rileva il controllo di una delle più importanti aziende in campo hi-tech. Un investimento che punta ad integrare ed esportare in Estremo Oriente il know how dell’azienda specializzata nella tecnologia per lo smaltimento dei rifiuti. Nelle stesse ore, per 30 milioni, la Khb di Shanghai si compra la un gruppo attivo nel campo dell’immunodiagnostica con sede a Lodi già assodato da anni nel settore di riferimento.