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L’export del settore agroalimentare in forte crescita

Un detto popolare molto in voga nei paesi anglosassoni recita: “mentre tutti gli altri mangiano per vivere, gli italiani vivono per mangiare”, a riprova di quanto la passione per il gusto e la qualità siano da sempre connaturati nello vita sociale ed economica italiana. L’export riflette appieno questa tendenza, con le vendite estere delle eccellenze agroalimentari che nel 2016 continuano la loro crescita. Infatti ad agosto l’export del cibo italiano ha segnato un +13,5% su base annua, mentre i prodotti agricoli compiono un balzo del 6,5%, una crescita superiore agli altri settori merceologici, che hanno comunque dato segnali di ripresa. Nei primi sette mesi dell’anno il valore dell’export agroalimentare si è attestato sui 16,9 miliardi, mostrando ottime possibilità di eguagliare se non superare, a fine anno, i 36 miliardi del complessivo 2015.

A registrare i balzi maggiori sono il settore dello zucchero (+19,9%) e della molitoria (18,4%), ma sono molto buone anche le performance di oli e grassi (+7,6%) e caffè (+6,7%). Nel paniere delle esportazioni è il vino a fare la parte del leone, assorbendo quasi il 20% dell’export complessivo, seguito dal settore dolciario (11,4% del totale), quello lattiero-caseario (9,1%), quello della pasta (8,1%) e quello della trasformazione ortaggi (7,5%). Hanno un peso minore ma pur sempre ragguardevole Oli e Grassi (7,4%), carni preparate (5,2%), caffè (4,7%), trasformazione frutta (3,8%) e acque minerali (2,8%).

All’interno della UE crescono gli acquisti d merce italiana da parte dei partner storici Francia (+2,4%), Germania (+1,8%) e Regno Unito (+0,3%), che restano primi per volume di importazioni. Ma a registrare la crescita maggiore sono i mercati relativamente “meno sondati” dalle aziende, come Polonia (+14,5%), Spagna (+9,9%) e Paesi Bassi (+6,6%). A livello extra-Ue il principale cliente dell’export made in Italy sono gli Usa, che segnano un +2,2%, a cui si aggiungono il +2,7% dell’Australia e il +0,8% del Canada, a segnare il rialzo maggiore è però la Corea del Sud (+24,2%).

Nei prossimi anni la sfida del Made in Italy sarà quella di riuscire a mantenere l’appeal che da sempre lo contraddistingue, coniugando tradizione e innovazione per competere con la concorrenza dei prodotti altri paesi europei, che pur non potendo spesso vantare la qualità italiana, investono sull’export più delle aziende del Bel Paese.