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L’export italiano resiste in Turchia

Gli europei l’hanno sempre pensata come la “Porta d’Oriente”, non solo per la sua posizione geografica ma anche per la sua connotazione socio-culturale che la colloca a metà tra Occidente e Oriente. Per l’Europa la Turchia costituisce da sempre un partner strategico a livello politico e commerciale, nonché un mercato di 80 milioni di consumatori dall’età media di 31 anni che fa molta gola alle aziende italiane ed europee, anche in ragione del +3,5% che il Pil ha segnato nel 2016. La situazione politica si è complicata in seguito al tentato golpe del 15 luglio e la successiva politica repressiva attuata dal governo, le aziende italiane non hanno tuttavia smesso di credere nel mercato turco, anzi ci sono settori in cui l’export è addirittura cresciuto, consolidando Ankara come il decimo partner commerciale mondiale dell’Italia.

Le aziende italiane presenti in nel paese asiatico sono oltre 1.300 secondo i dati di Sace e fino a questo momento nessuna ha dichiarato di voler ritirare l’investimento compiuto nel paese. Il settore dei macchinari, che rappresenta circa il 30% dell’export verso la Turchia nei primi 8 mesi del 2016 ha infatti registrato un +18%, così come anche il comparto dei mezzi di trasporto che ha segnato un +18,7%. In crescita anche il settore infrastrutturale, in ragione dei forti investimenti fatti dal governo Erdogan nel settore pubblico, in particolare nella sanità e negli ospedali, per rilanciare l’economia. Notevoli fette di export sono assorbite anche dal settore estrattivo (12%), metallurgico (9%), chimico (8%) e di gomma e plastica (8%). La situazione non è del tutto rosea, il settore retail infatti accusa una flessione nonostante le facilitazioni all’accesso al credito varate dal governo a sostegno dei consumi, a causa principalmente della svalutazione della Lira Turca, che continua ad accusare i “postumi” del fallito colpo di stato.

I principali esportatori in Turchia sono al momento Cina, Germania e Russia, ma le aziende italiane sono destinate a ritagliarsi un importante spazio nell’antica terra dei sultani, si prevede infatti un +3,1% dell’export italiano nel 2017 ed un +3,4% nel 2018, che compenseranno il -4,2% dei primi otto mesi di quest’anno.