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L’export salva anche la metalmeccanica

 Ancora in recessione. Che sarebbe peggiore se non ci fosse l’export (ed il marketing internazionale) a dare spinta all’industria metalmeccanica italiana. Secondo l’indagine di Federmeccanica la produzione, nel primo trimestre 2012, ha avuto un calo dell’1,4% rispetto alla fine del 2011, che diventa il 3,3% in meno confrontando l’analogo periodo dell’anno precedente. E dall’estate dell’anno scorso che si è avviata una fase recessiva, come ha detto il vice presidente della Federazione, Roberto Maglione. Con conseguenze sull’occupazione: nelle imprese con oltre 500 dipendenti c’è stato un calo dell’1,3% a febbraio rispetto allo stesso mese del 2011 e nelle previsioni a sei mesi sono attesi altri cali degli organici.

 Si va avanti, quindi, in uno scenario dove emerge un forte calo della domanda interna ed un calo delle importazioni che è arrivato a -16,7%, e una tenuta dell’export, che, anche se in rallentamento rispetto al 2011, è salito del 5,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I flussi dell’interscambio hanno fatto sì che nel periodo gennaio-marzo 2012 ci sia stato un attivo della bilancia commerciale metalmeccanica pari a 12,7 miliardi di euro, più che triplicato rispetto ai 3,8 miliardi del corrispondente periodo del 2011. Se a tirare è l’export, e soprattutto quello dei paesi extra Ue, è imperativo per le aziende italiane essere competitive. Il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, ha sottolineato l’importanza di allentare il credit crunch, da parte delle banche e con i pagamenti della Pubblica amministrazione, far ripartire le infrastrutture e l’edilizia, per rilanciare la domanda interna. 

estratto da Il Sole 24 ORE