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L’export volano dell’economia brianzola

Non è solo uno dei territori a maggiore vocazione manifatturiera, ma anche un polo di eccellenza industriale i cui prodotti sono apprezzati in tutto il mondo, la provincia di Monza e Brianza infatti produce assieme a Milano e Lodi il 53% del valore aggiunto lombardo ed il 12% di quello nazionale. Alta densità di unità produttive, propensione all’internazionalizzazione e contesti aziendali dinamici sono la chiave del successo di una provincia florida e sviluppata. Ma proprio dall’export derivano i maggiori successi delle PMI brianzole, che esportano in media 11.300 euro pro-capite, a fronte dei 6.800 della media nazionale, vale a dire il 70% in più. Complessivamente l’export brianzolo vale 9,1 miliardi di euro, dovuto a forti investimenti in ricerca e sviluppo uniti alla presenza di Università di eccellenza che sfornano ogni anno personale altamente specializzato.

L’export è “di famiglia”

Per capire il peso che il settore manifatturiero ha per questa regione basti pensare che nelle sole province di Milano, Lodi e Monza si concentra il 47% delle aziende manifatturiere lombarde, ben 400mila unità (73mila nella sola provincia di Monza), con un peso sull’economia pari al 12,9%, ben superiore al 9,6% della media italiana, che dà lavoro a 1,7 milioni di persone e crea un notevole indotto. Ma a dispetto della redditività, la ricchezza del territorio è data da un tessuto industriale di stampo prettamente familiare, con competenze che si tramandano di generazione in generazione e portano avanti un modello vincente di family business. Una recente ricerca di Assolombarda che ha preso in considerazione 336 imprese aventi un fatturato annuo superiore agli 8 milioni di euro, di queste ben la metà era a carattere familiare, e generava un fatturato di 15,3 miliardi di euro. I dati hanno confermato la maggiore redditività del settore manifatturiero rispetto agli altri, con un Margine Operativo Lordo (Ebidta) pari al 10,1% per le aziende familiari con valori positivi, mentre meno del 5%delle aziende familiari manifatturiere prese in considerazione presentava un Margine Operativo Lordo Negativo. Le esportazioni delle aziende lombarde si dirigono principalmente all’Europa, seguita nell’ordine da Nord America, Medio Oriente, Africa e Sud America. Svariati dati dimostrano che le aziende che hanno investito in export  hanno continuato a crescere anche in tempi di crisi. Solo l’11,5% delle aziende ha dichiarato di non operare sui mercati esteri, mentre chi esporta ha dichiarato di realizzare sui mercati esteri il 60% dei propri guadagni.

Il passaggio generazionale è sempre più rosa

Il comparto delle imprese familiari in Italia contava nel 2015 10.391 aziende, con 2,3 milioni di addetti e ricavi pari a 804 miliardi di euro, di cui la maggior parte (2267 aziende) registrava ricavi compresi tra 50 e 250 milioni di euro, e una minima ma consistente parte (729 aziende) registrava ricavi maggiori di 250 milioni. Dall’internazionalizzazione è venuta in questi anni quella spinta che ha permesso alle aziende di fare il salto di qualità e resistere al calo della domanda interna, un dato su tutti: fatti 100 i ricavi del 2007, i ricavi delle imprese medio-grandi nel 2015 erano a 145,2, la maggior parte delle aziende ha quindi ampiamente recuperato i livelli di reddito pre-crisi. Le “family company” lombarde si mostrano avanzate anche dal punto di vista sociale, infatti sembra che nel 29% dei casi il passaggio generazionale, fase inevitabile e delicata nelle imprese di famiglia, coinvolge nel 29% dei casi un erede femminile, cosa non comune nel panorama aziendale nazionale, e in generale sono pochi i casi in cui i membri femminili della famiglia non sono stati coinvolti in ambiti gestionali.