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La moda si salva grazie all’export

A chi gli chiedeva anticipazioni sull’andamento del mercato della moda nel 2012, Michele Tronconi, presidente di Smi (Sistema Moda Italia), ha risposto con prudenza: “Fare previsioni in questo momento non solo è difficile, ma anche pericoloso: si rischia di alimentare una profezia, positiva o negativa, che poi può autorealizzarsi”.

Le dichiarazioni di Tronconi, rilasciate a margine della presentazione di Pitti Immagine Uomo a Firenze, gettano luce sulle aspettative e le preoccupazioni di chi con i grandi marchi della moda ci lavora ogni giorno. E ogni giorno, da quando l’ondata della crisi economica si è abbattuta sull’Europa, deve ripensare alle priorità di un settore che più degli altri si rinnova a ritmi frenetici.

 

Prudenza a parte, dalle stime diffuse dallo Smi emerge un business che sì ha risentito del calo degli ordini, ma meno che in altri comparti. Numeri alla mano, il fatturato della moda maschile italiana nel 2011 sarà archiviato con un incremento del giro d’affari del 3,4%, corrispondente a poco meno di 8,4 miliardi di euro. Buona parte del risultato positivo è merito delle esportazioni, da sempre fiore all’occhiello del made in Italy legato alla moda. Nell’anno appena concluso la crescita dell’export di settore è stata del 10,4%, che è andata di pari passo con i volumi delle importazioni (+10,2%).

Durante il suo intervento all’apertura dell’ 81esima edizione della kermesse fiorentina, Tronconi ha anche affrontato alcuni punti cari agli imprenditori del settore, e non solo a loro, come il taglio dei costi aziendali e le liberalizzazioni. “Bisogna spostare l’imposizione dal lavoro alle cose” ha dichiarato. “Serve togliere l’Irap per far fare alle imprese un salto in alto nell’export”. Sulle liberalizzazioni, tema scottante all’ordine del giorno del governo Monti, Tronconi ha espresso parere positivo: “Se fatte in maniera estesa sono positive: per noi le più importanti sono quelle che impattano sul costo dell’energia”.