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Liberalizzazioni, al via la settimana decisiva

È fissato per giovedì il Consiglio dei ministri in cui dovrebbe essere approvato il decreto sulle liberalizzazioni. I tecnici del sottosegretario Antonio Catricalà e del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera stanno limando in queste ore gli ultimi ritocchi prima della presentazione del testo all’esecutivo. Intanto non si placano le proteste dei lavoratori interessati dal pacchetto di norme sulla concorrenza.

 

Oggi i tassisti romani si riuniranno al Circo Massimo per protestare contro il decreto legge, mentre è fissato per il 23 gennaio lo sciopero nazionale della categoria. Sul piede di guerra anche i petrolieri. Se le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sulla bozza del decreto saranno confermate e approvate, ogni benzinaio potrà decidere di acquistare i carburanti presso grossisti meno cari, anche se non hanno il marchio cui l’impianto fa riferimento. Inoltre i distributori si trasformeranno in minimarket, con la possibilità di vendere giornali, tabacchi e altri beni. C’è fibrillazione anche tra farmacisti, notai e avvocati, certi che l’apertura del mercato a nuovi soggetti si tradurrà in perdite di posti di lavoro per migliaia di professionisti.

Diverso il punto di vista delle associazioni dei consumatori. Adiconsum ha stimato che il pacchetto liberalizzazioni farà risparmiare alle famiglie italiane 1000 euro l’anno. Soldi che potranno essere spesi per nuovi acquisti, e che finirebbero quindi per smuovere un’economia che nel 2012 sarà tecnicamente in recessione. Secondo il Cermes Bocconi, i maggiori acquisti si tradurranno in una crescita dei consumi del 2,5%, con una tonificazione del Pil nell’ordine dell’ 1,4% (22,8 miliardi di euro). Più cauta la Banca d’Italia, che stima le ricadute delle liberalizzazioni sul Pil intorno all’1%, circa 16 miliardi di euro.

Solo giovedì si capirà quanto realistiche sono state le previsioni di associazioni e istituzioni. Ciò che è dato invece per scontato è che il decreto sulle liberalizzazioni riguarderà tutte le categorie considerate “protette” e andrà di pari passo con un’opera di sburocratizzazione di numerose procedure amministrative. La deregulation, parola cara all’ex ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli, dovrebbe riguardare l’abolizione di una serie di norme che ostacolano la nascita di nuove imprese, dal taglio alle pratiche inutile e ridondanti alla previsione di nuove norme societarie per i futuri capitani d’azienda. Passando per una maggiore correlazione tra stipendi e produttività e una revisione delle norme sui rapporti di lavoro tra dipendente e datore di lavoro. Provvedimenti questi che servirebbero alle grandi imprese e soprattutto alle Pmi, la spina dorsale dell’economia italiana. Pmi più che mai indebolite dalla concorrenza dei paesi asiatici, oltre che dalla pressione fiscale e dalla mancata riscossione dei crediti nei confronti delle Pubbliche amministrazioni.