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Lusso e Made in Italy: binomio vincente

Il mercato del lusso cresce di un ritmo pari ad almeno il 5-6% ogni anno, dimostrandosi molto più forte di altri comparti meno “prestigiosi” dinanzi agli effetti di una crisi internazionale con pochi precedenti. Una crescita che si riflette anche nel nostro Paese, considerato che l’Italia è tra i principali mercati mondiali dei prodotti di lusso, e che il Made in Italy viene considerato come un vero e proprio valore aggiunto, biglietto da visita per l’immagine italiana e del manifatturiero tricolore nel mondo.

Numeri a parte, il dato che ci sembra più interessante sottolineare è relativo a una recentissima ricerca condotta dal Boston Consulting Group ed Exane Bnp Paribas in collaborazione con la Fondazione Altagamma, in riferimento alla percezione del made in Italy. In proposito, Antonio Achille, partner and managing director di Bcg a Milano, spiegava sulle pagine del quotidiano Il Sole 24 Ore che “ il made in, di cui spesso si discute anche in sede europea, è un asset irrinunciabile per i clienti globali del lusso. La provenienza dei prodotti è un aspetto fondamentale per l’80% dei consumatori, che dichiara di verificare l’origine dei prodotti acquistati, soprattutto nei Paesi emergenti, che sappiamo essere i mercati più interessanti per le aziende italiane. In tutte le categorie del lusso personale” – aggiunge ancora Achille – “il made in Italy è in testa alle classifiche di preferenza, un dato tre volte superiore al made in France. Fanno eccezione gli orologi, dove la Svizzera rimane il Paese di riferimento, ma non è un risultato che sorprenda, ognuno ha la sua specializzazione”.

Il lusso è quindi di casa in Italia, e i mercati internazionali sembrano saper molto bene che l’industria dei prodotti di pregio è parte integrante dell’industria più ampia, quella della creatività tricolore. Parla in tal modo Andrea Illy, presidente di Fondazione Altagamma, sempre sulle pagine del quotidiano economico finanziario Il Sole 24 Ore: “Secondo i dati elaborati con Cresv sul 2013, l’impatto complessivo (occupazione diretta e indiretta) dei segmenti di alta gamma risulta di 491 mila addetti, pari al 2,14% del totale dell’occupazione e l’occupazione diretta generata dalle alte gamme è di circa 174 mila unità”.

Per quanto concerne il solo export, ha poi aggiunto Illy, il valore si aggira intorno ai 23 miliardi di euro, pari a circa il 5% del totale italiano. “Le produzioni di alta gamma” – aggiunge ancora – “pur contando per solo il 13% in termini di quota di mercato, hanno generato circa il 17% degli introiti fiscali dei settori derivanti da tassazione societaria. Non basta ancora: il settore risulta avere una maggiore incidenza delle imposte sul fatturato (2,85%) rispetto alla rimanente parte delle filiere (1,42%) e un più elevato livello di contribuzione media annuale (1,8 milioni) rispetto alla rimanente parte delle filiere”. In aggiunta a quanto sopra, si consideri altresì che l’industria della creatività è quella che assume più e investe più della media, grazie al traino indispensabile del commercio estero.
Stabilito quanto sopra, spetta agli operatori italiani far la loro parte, giocando un ruolo di prestigio in un mercato mondiale che è cresciuto dai 170 miliardi di euro del 2007 ai 217 miliardi del 2013: negli anni più profondi della crisi, tra il 2009 e lo scorso esercizio, il mercato del lusso è cresciuto di oltre il 30%, garantendo le maggiori soddisfazioni alle imprese italiane che hanno scelto di scommettere su tale comparto.