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Made in Italy, i nuovi piani per l’export

Settori strategici del made in Italy e Paesi dove le stime promettono per i prossimi anni maggiori margini di crescita. Saranno queste le priorità del nuovo assetto per l’internazionalizzazione che il ministero dello Sviluppo economico Corrado Passera sta mettendo a punto con l’apporto della cabina di regia costituita dopo la temporanea soppressione dell’Istituto per il commercio estero. Un rapido dietrofront ha permesso di ricostituire l’Ice, nella veste di Agenzia e con un formato molto più snello (300 unità cioè meno della metà rispetto al vecchio assetto), e adesso si può entrare nella fase operativa.

Come spiegato da Passera la settimana scorsa in audizione alla Camera, la nuova Agenzia per il commercio estero dovrà costituire solo una parte del riassetto. La valorizzazione dei settori di punta del made in Italy, idea condivisa con la cabina di regia composta anche da ministero degli Affari esteri, Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia, Unioncamere e Regioni, si baserà molto più che in passato sull’export finance ovvero su un sistema di finanziamenti diretti all’esportazione che è già molto strutturato, ad esempio, in Germania. A questo scopo verrà ridisegnato il ruolo della Sace, società controllata dal Tesoro, che lavorerà in modo molto più sinergico con la Cassa depositi e prestiti e con la Simest, la merchant bank pubblico-privata partecipata a maggioranza dal ministero dello Sviluppo economico. Il disegno finale dovrebbe portare a un nuovo veicolo, sulla falsariga della Ex-Im Bank statunitense, che consenta di invertire il ritardo italiano nel sostegno all’export mediante risorse nazionali: oggi infatti oltre l’80% dei finanziamenti all’export garantiti dalla Sace viene erogato da banche straniere.

Fonte: Il Sole 24 ORE