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Made in Italy: via libera del Parlmaneto europeo all’etichettatura

Il Parlamento Europeo ha approvato la proposta Tajani – Borg sul “Made in”.
Un’approvazione giunta a larga maggioranza (485 voti a favore, contro 130 voti oppositori e 27 astensioni), che prevede l’etichettatura obbligatoria per tutti i prodotti (con le sole eccezioni di quelli alimentari e farmaceutici) venduti all’interno dell’Unione Europea, lasciando inoltre al produttore la libertà di inserire il marchio “Made in Eu” o il nome del Paese (nel nostro caso, “Made in Italy“).

A questo punto la proposta approvata pochi giorni fa dovrà passare al vaglio del Consiglio Europeo, che già più volte negli scorsi anni non si era reso protagonista di grande proattività sul tema.
L’ottimismo che regna a questo “tentativo” è tuttavia molto più profonda del passato: in parte poichè l’approvazione della proposta è avvenuta a larga maggioranza, e l’istituzione dovrà pertanto assorbire tale vasta influenza, e in parte perchè dal 1 luglio inizia il semestre europeo a guida tricolore, con l’Italia che è stato storicamente uno dei promotori dell’iniziativa.

È infatti proprio l’Italia uno dei Paesi che dovrebbe beneficiare maggiormente dell’etichettatura “Made in Italy”, essendo il brand tricolore tra i più “forti” e implicitamente apprezzanti di tutto il globo. Per questo motivo il nostro Paese ha avviato la battaglia sull’etichettatura circa 10 anni fa, sollecitando in sede europea un intervento normativo che potesse offrire maggiori informazioni ai consumatori, rafforzando la lotta alla contraffazione e all’italiana sounding. Purtroppo, a tale impulso italiano non corrispose il giusto accoglimento in sede comunitaria, con l’opposizione più o meno netta di Germania e del Nord Europa (probabilmente perchè tali mercati, anzichè fruire dei vantaggi legati all’origine del prodotto, beneficiano principalmente dell’accuratezza in sede di assemblaggio dei semilavorati).

La proposta dell’etichettatura fu così ritirata nel 2012 e ripresentata nel 2013, in seguito a un nuovo pacchetto di proposte. Intanto, oltre all’Italia la proposta riuscì ad accogliere il favore dell’area mediterranea (dalla Grecia alla Spagna, dalla Francia alla Croazia)
Soddisfazione per il passo avanti è registrabile da parte di tutti i rappresentanti dei principali settori della produzione di eccellenza nazionale. Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici, ricorda come “questo grande risultato, che sorprende nei numeri, non potrà non esercitare una forte pressione sul Consiglio Europeo dei ministri, che dovrà esprimersi su questa norma proprio durante il semestre di presidenza italiana che inizierà il prossimo luglio”.

Tra le altre associazioni di categoria, registriamo l’ampia positività espressa da Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi Confcommercio, che ai media ha dichiarato: “Confesso di avere provato una grandissima soddisfazione nell’apprendere la notizia della decisione dell’assemblea plenaria di Strasburgo, soprattutto vista la stragrande maggioranza dei consensi con cui si è arrivati all’approvazione  dopo un iter lungo e combattuto. Una grandissima soddisfazione  anche per l’ottimo lavoro di squadra svolto dai nostri europarlamentari.
D’altronde, l’attuale assenza di regole chiare e trasparenti, oltre a penalizzare la produzione e la distribuzione, genera disorientamento nel mercato, nel consumatore che ha tutti i diritti di  conoscere l’origine di un prodotto. Se poi parliamo di  prodotti contraffatti, soprattutto nel comparto dei preziosi, apriamo una parentesi non certo piacevole. Ora abbiamo la tanto agognata  proposta di Regolamento che, tengo a sottolineare, rappresenta la posa della prima pietra verso la costruzione da parte del Consiglio Europeo di una convergenza comune che, anche in vista del semestre di presidenza italiano, mi auguro ci vedrà protagonisti nel portare a casa il risultato definitivo e vincere le resistenze di quei paesi comunitari che non vantano le eccellenze manifatturiere italiane ma che si limitano ad effettuare, nella migliore delle ipotesi, processi di assemblaggio”.

Evidentemente lieta anche Licia Mattioli, presidente di Federorafi Confindustria. “L’approvazione dell’art. 7 sul ‘made in’ da parte del Parlamento europeo rappresenta un risultato di fondamentale importanza per il Sistema manifatturiero italiano” – si legge infatti in una nota – “reso possibile grazie al contributo delle associazioni di settore italiane ed europee, di Confindustria ed alla mobilitazione degli eurodeputati italiani maggiormente coinvolti in questo dossier”.

Made in Italy

 Abbiamo realizzato un intervista alle aziende italiane che hanno partecipato al Sigep chiedendo loro cosa ne pensano del Made in Italy e dell’Export