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Mediterraneo: l’Italia è il primo partner commerciale

La crisi non aiuta, ma l’Italia – nonostante l’evidente congiuntura economica sfavorevole – si mantiene quale primo partner commerciale per i Paesi del Mediterraneo. Ad affermarlo è il Rapporto 2012 sulle relazioni economiche tra l’Italia e l’Area Med, realizzato a cura dell’Associazione Srm (Studi e Ricerche Mezzogiorno), recentemente presentato a Napoli. In merito, è lo stesso Rapporto ad affermare come proprio le esportazioni campane siano cresciute in maniera particolarmente dinamica nel corso degli ultimi tre anni, con un volume passato dal 378 milioni di euro del 2009 ai 576 milioni di euro del 2011.

 

Complessivamente, l’intero export del Mezzogiorno verso l’Area Med è cresciuto dai 1,3 miliardi di euro del 2009 agli oltre 1,7 miliardi di euro del 2011. Per quanto concerne l’andamento dell’intera spinta internazionalizzante italiana verso il bacino mediterraneo, l’Italia si conferma il primo partner commerciale dell’Area Med con 57,7 miliardi di euro di interscambio commerciale, contro i 56,6 miliardi di euro della Germania e i 46,8 miliardi di euro della Francia.

All’interno dell’Area Med, particolarmente privilegiati sembrano essere i rapporti con la Turchia, nella quale operano 900 imprese italiane, con un fatturato di più di 16 miliardi di euro e 125 mila addetti diretti e nell’indotto.

Per quanto invece riguarda i flussi finanziari che accompagnano il commercio internazionale, l’indagine riporta come “da un lato i Fondi Sovrani mediterranei trovano nell’Europa una delle aree privilegiate per l’investimento delle loro ingenti risorse; dall’altro, l’interesse di organismi quali la Bers (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e il Fmip (Fondo Euro-Mediterraneo di Investimento e Partenariato) verso l’area arabo-mediterranea cresce in misura proporzionale alle richieste di maggiore giustizia sociale che vengono dalle popolazioni dei paesi dell’area”. Gli investimenti dei Fondi Sovrani verso l’Europa potrebbero raggiungere – si legge ancora nel rapporto – i 20 miliardi di euro annui entro il 2016, con una quota italiana tra 1 e 1,5 miliardi di euro.