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Mela: dal 2000 export più che raddoppiato

Si dice che consumarne una al giorno tolga il merito di torno, la mela, prodotto di punta del settore ortofrutticolo italiano, rinomata per le sue virtù salutari, si ritaglia un ruolo da protagonista anche nell’export. A confermarlo sono i dati dell’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, che conferiscono alla mela il ruolo di frutto italiano più esportato, subito seguita da uva, kiwi e pomodori. Le esportazioni segnano infatti un +227% dal 2000 ad oggi, una performance dovuta in buona parte alle maggiori aperture verso i mercati extra-UE, che costituiscono il 38% del fatturato totale. La produzione mondiale di mele l’anno scorso si è attestata sugli 80,8 milioni di tonnellate, il maggior produttore mondiale del delizioso frutto è la Cina, con 39,7 milioni di tonnellate, seguita dai 4 milioni di tonnellate degli Usa e dai 3,1 milioni della Turchia. La produzione italiana si attesta sui 2,2 milioni di tonnellate, una produzione che dagli anni ’60 non ha conosciuto cali significativi nonostante la trasformazione della società italiana da paese prevalentemente agricolo a potenza industriale.

La produzione di mele si concentra in maggioranza in Trentino Alto Adige, che da solo produce il 67% del totale italiano (1,6 milioni di tonnellate nel 2015), con la provincia di Bolzano che raccoglie da sola il 33% della superficie totale investita. Le altre regioni dove la mela ha un ruolo importante sono Veneto (11%), Piemonte (6%), Emilia-Romagna (5%) e Campania (3%). Tra il 2000 e il 2015 il valore in euro dell’export è passato da 264 a 866 milioni, grazie all’aumento dei mercati di destinazione, che sono passati da 62 a 93, tra cui i più recenti sono: Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Indonesia e Macedonia. La Germania resta la prima destinazione dell’export melino italiano. ma a permettere il boom è stata l’apertura verso Nord Africa (dove Egitto assorbe da solo il 10% dell’export totale) e Medio Oriente (dove fanno la parte del leone Arabia Saudita e Emirati Arabi.

A fronte di un aumento dell’export si registra, come in molti altri settori, un calo della domanda interna, i consumi delle famiglie italiane sono infatti calati del 7% tra il 2010 e il 2015, e a questo si aggiunge un’erosione del prezzo del 2%, nonostante la mela continui a godere di ottima fama anche in patria, dove risulta essere il frutto preferito, seguito da banane e agrumi. Guardare verso i mercati stranieri si è perciò rivelato ancora una volta un importante salvagente per un’eccellenza dell’Agroalimentare italiano.