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Migliora il surplus commerciale a maggio

L’Istat ha appena diffuso gli ultimi dati statistici relativi all’andamento dei flussi commerciali dell’Italia nel corso del mese di maggio. Pur nella considerazione di un rallentamento dell’export (- 3 per cento) e dell’import (-1,1 per cento), il surplus commerciale riscontrato – pari a 3,257 miliardi di euro – è notevolmente superiore a quello che era stato possibile rilevare nello stesso periodo dell’anno precedente (2,756 miliardi di euro).

Più nel dettaglio, l’Istituto nazionale di statistica segnala come la flessione congiunturale delle vendite verso i Paesi extra Ue sia riconducibile principalmente al trend dei beni strumentali, in contrazione dell’8,3 per cento su base mensile, ma soprattutto a causa di vendite straordinarie registrate nel periodo di confronto precedente. Da rilevare anche il calo delle vendite extra UE dei beni di consumo durevoli (-7,9 per cento), compensate dal forte incremento delle vendite di energia (+ 11,3 per cento) e da quelle dei beni di consumo non durevoli (+ 2,9 per cento).

I dati di export extra UE del mese di maggio non devono inoltre far dimenticare come la dinamica congiunturale dell’export verso tale area di destinazione sia comunque in espansione (+ 1,3 per cento), sicuramente più marcata al netto delle componente energetica (- 1,83 per cento): essendo il nostro Paese tipicamente importatore di energia, il trend sarebbe positivo per 2 punti percentuali, grazie alla spinta dei beni strumentali (+ 3,7 per cento) e dei beni intermedi (+ 2,3 per cento).

Per quanto infine concerne le aree di destinazione più dinamiche, da segnalare come nel mese di maggio 2016 sia stato conseguito un forte incremento delle vendite di beni verso il Giappone (+ 12,4 per cento) e, in misura comunque apprezzabile, nei Paesi ASEAN (+ 2,9 per cento), Svizzera (+ 2,1 per cento) e Turchia (1,4 per cento). Di contro, registriamo flessioni nei Paesi dell’area MERCOSUR (- 24,8 per cento), quelli OPEC (- 10,9 per cento), neggli Stati Uniti (- 2,1 per cento) e in Cina (- 1,2 per cento).