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Olio di oliva, esportazioni in crescita

 

La produzione italiana di olio d’oliva è la seconda al mondo per volumi. Le vendite vengono trainate soprattutto dal mercato straniero, con un incremento delle esportazioni giudicato senza dubbio soddisfacente, in particolar modo nel segmento dell’olio extravergine di oliva.

 

 

olio olivaL’Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, esprime un commento molto soddisfatto sull’andamento delle esportazioni del comparto di riferimento. Un trend di crescita delle vendite che ha assunto complessivamente una progressione superiore all’8 per cento, con un incremento del mercato interno pari al 2,8 per cento rispetto a giugno e del 7,6 per cento rispetto a luglio 2011, e proporzioni di punta per l’export intra ed extra continentale .

 

In particolare, le esportazioni del pregiato olio extravergine di oliva sono cresciute del 14 per cento rispetto a giugno, e del 4 per cento sulla base annua, mentre l’extra convenzionale (cioè, gli oli non appartenenti ai grandi marchi italiani) hanno sviluppato un ritmo di crescita del 4,3 per cento. Buona la prestazione del biologico, con uno sviluppo del 9,4 per cento. A cercare gli unici dati non in forte crescita, occorre invece spuntare le voci relative agli scambi di DOP / IGP (stabili), mentre è in calo il “100% italiano”.

 

Nel mese di luglio l’olio di oliva ha infine guadagnato il 16,4 per cento sui mercati esteri.

 

Un andamento – ripetiamo – complessivamente soddisfacente, con il quale l’industria olearia conferma la propria capacità di tenuta, in un momento estremamente delicato della congiuntura, proprio grazie all’export, con il comparto intero che pesa per più di un miliardo di euro sulla bilancia dei pagamenti.

 

L’Italia è il secondo produttore europeo e mondiale di olio di oliva, con una capacità naturale che supera le 460 mila tonnellate (in parte maggioritaria, extravergine). Il merito è della vaste coltivazioni di olio di oliva, estese su un milione di ettari e su una superficie prevalentemente situata nelle zone collinari e in pianura. Ne consegue che i più grandi produttori italiani sono situati, non a caso, in Puglia e in Calabria, con una produzione unitaria che si aggira intorno ai 2 milioni di quintali.

 

Per quanto infine concerne i maggiori Paesi consumatori di olio di oliva, l’Italia si trova al primo posto con il 30% del totale mondiale. Una quota prevalente del consumo termina intorno nel mare nostrum, con Spagna e Grecia in grado di assorbire un altro 30% dei consumi globali. Stando alle ultime statistiche di settore, l’UE consuma il 71% della produzione mondiale, i Paesi in affaccio sul Mediterraneo il 77%.