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Perchè la Web tax potrebbe danneggiare l’export

Export in grave crisi per colpa della web tax?
Se l’interpretazione di cui sopra dovesse reggere, per le pmi italiane potrebbe rappresentare l’inizio di un declino promozionale in grado di danneggiare anche l’export. Se è infatti vero (forse) che Google potrebbe continuare a vendere alle aziende di medie – grandi dimensioni presenti all’estero con una propria divisione, è altrettanto vero che potrebbe decidere di non farlo più nei confronti delle start up o delle piccole e medie imprese che non sono presenti fuori dall’Italia.

Tutto qui? La risposta è, purtroppo, negativa: l’impressione è infatti che un simile comportamento da parte del fisco italiano potrebbe creare delle opposizioni molto nette da parte degli altri ordinamenti che, di contro, potrebbero scegliere di adottare dei comportamenti altrettanto scoraggianti nei confronti delle aziende tricolori.

 Vi è inoltre un altro aspetto da chiarire. La legge recita infatti che “gli spazi pubblicitari online e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio online attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita Iva rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana“.

 Se la legge non dovesse avere interpretazioni più specifiche, starebbe a significare che le pubblicità visibili in Italia dovrebbero essere vendute solo da titolari di partita Iva italiana, dando seguito a situazioni di irrealizzabilità tecnica. Insomma, la Web tax sembra essere nata sotto i peggiori auspici, e il peggio potrebbe essere ancora destinato a venire.